Clusane d’Iseo: “no” al villaggio turistico

Lo chiamiamo mini Sassabanek e le strutture sono state ridotte del 20%, ma secondo Legambiente i presupposti normativi per questo comparto non ci sono più.

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(red.) Il progetto è stato ampiamente ridimensionato, ma Legambiente continua a dire “no” al nuovo villaggio turistico di Clusane d’Iseo e dice di star valutando la possibilità di ricorrere al Tar.
“E’ vero”, spiega una nota, “che la superficie coperta dei 48 alloggi è stata ridimensionata, che le stesse unità abitative sono state disposte a pettine, che i parcheggi sono passati da 150 a 48 e che le strutture sportive pubbliche, per questo lo chiamiamo mini Sassabanek, del villaggio turistico sono state ridotte del 20% ma i presupposti normativi per questo comparto non ci sono più”.
Secondo l’associazione del cigno “anche se i progettisti hanno fatto uno sforzo positivo per rendere compatibile il cosidetto VT1, l’effetto mimetico, gli edifici più bassi e l’architettura parzialmente ipogea, il progetto è in contrasto con le norme in vigore ed in particolare con il Piano Regionale Territoriale approvato agli inizi del 2010 dalla Regione Lombardia laddove si individuano i corridoi ecologici da salvaguardare nel progetto di tutela e valorizzazione dei laghi lombardi”.
Insomma, non bastano due scavi sotterranei per consentire l’attraversamento degli anfibi per rendere compatibile un progetto di villaggio turistico in contrasto con la normativa vigente. “Abbiamo passato il dossier ai nostri avvocati”, continua Legambiente, “per verificare la fattibilità di un ricorso al Tar. Anche se l’idea del villaggio Costa verde nasce nel lontano 1983 fanno fede le delibere del Comune di Iseo del 2011, da quando il progetto, modificato nel frattempo da una sentenza del Tar su ricorso della Soprintendenza, riprende il suo
iter. E quando riprende l’iter burocratico, anche se viene ignorato dal Piano di governo del territorio che era in fase di conclusione, oramai le norme regionali relative alla rete verde e alla rete ecologica regionale sono diventate cogenti”.
Il “no” resta netto, quindi, perché “con questo intervento quel poco di verde a lago che resta verrebbe ‘bruciato’ e si realizzerebbe una continuità  di cemento con il Comune di Paratico”.

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