Impianto ceneri, “città sempre poco informata”

Il comitato di Lamarmora contrario all'impianto di trattamento polveri dell'inceneritore ha consegnato 600 firme al sindaco e ha chiesto un'assemblea pubblica.

(p.f.)  Centrale policombustibile, inceneritore, deposito Rsu, antenne Telecom, centro multiraccolta discariche abusive, metalli pesanti nei pozzi, autostrada e tangenziali, traffico stradale e prossimamente l’impianto di trattamento delle ceneri: benvenuti a Lamarmora. Il comitato del quartiere di Brescia ha voluto sintetizzare in una cartolina che sta distribuendo per la città i ‘mali’ di Lamarmora.
La goccia che ha fatto traboccare il vaso e che ha spinto un gruppo di cittadini, circa una ventina, ad organizzarsi in un comitato, era stata un paio di mesi fa la notizia che A2A avrebbe realizzato il nuovo impianto di smaltimento ceneri del termoutilizzatore, inizialmente previsto a Buffalora, proprio in via Codignole. Subito è scattata la protesta. Nel pomeriggio di mercoledì 7 novembre, una rappresentanza ha consegnato 620 firme al sindaco Adriano Paroli, per dire no al nuovo impianto. “Prima di tutto”, ha spiegato Fabrizio Tedoldi, referente del comitato, “non c’è stata un’adeguata informazione. Poi, c’è una forte preoccupazione sulla dispersione delle polveri”.
Terzo punto che desta perplessità riguarda il futuro dell’impianto. “Per ora sarebbe una sperimentazione”, ha continuato Tedoldi, “dove dovrebbero essere trattate 300 tonnellate all’anno. Ma, se dovesse andare bene, chi ci dice che costruiranno un impianto più grande altrove? Il dubbio è che resteranno in via Codignole, con chissà quale impianto”. Dubbi anche sulla bontà dell’esperimento, che dovrebbe riciclare le polveri dell’inceneritore per materiale edile da costruzione. “Senza creare allarmismi”, ha continuato Tedoldi, “si tratta pur sempre di metalli pesanti che sarebbero utilizzati in edilizia. Vorremmo per lo meno essere informati sulle potenziali conseguenze”. Per questo, oltre alle firme, il Comitato ha chiesto anche un’assemblea pubblica, della cui organizzazione si è incaricato il presidente di circoscrizione sud Giacomo Lini.
“Ma quest’impianto”, ha aggiunto Bruno Campovecchi, “si deve inserire in un contesto più ampio, che riguarda il ruolo di A2A e chi effettivamente ne è proprietario, se il Comune o gli azionisti. Io ricordo bene il patto con la città: l’inceneritore doveva essere un superamento delle discariche, ma comunque se ne doveva fare un uso moderato e puntare sulla differenziazione dei rifiuti. Ora invece è diventato un business, che fa comodo sicuramente agli azionisti, ma meno alla città”. Il vero problema, dunque, è la politica ambientale a Brescia. “Politica che va ridefinita. Bisognerebbe parlarne negli stati generali di tutti i comitati”. “Noi non rifiutiamo il confronto”, ha concluso Tedoldi, “il problema è che ci viene negato dalle autorità”.

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