Il piombo? C’è anche nel biberon

In "Biberon al piombo" la ricercatrice Maria Cristina Succuman, citando tra gli altri siti inquinati anche la Caffaro di Brescia, parla degli effetti sulla salute dei bebè.

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(red.) Si intitola “Biberon al piombo” il libro scritto dalla ricercatrice Maria Cristiana Succuman sugli effetti neurotossici di piombo, mercurio, PBC, diossina e polveri sottili che compromettono lo sviluppo neuronale dei più piccoli.
E nell’indagine la studiosa cita anche il sito Brescia Caffaro.
Il saggio documenta gli studi più recenti che riguardano patologie, fattori di rischio e possibili precauzioni.
Secondo Saccuman, “già a dosi bassissime l’esposizione al piombo ha effetto sulla madre in gravidanza, sul feto e sul bambino” correlandosi a diverse possibili patologie come “ritardo mentale, disturbi dell’apprendimento fino alla sindrome DHD (deficit di attenzione e iperattività)”. “Lo stesso discorso”, afferma la ricercatrice in un’intervista rilasciata a “L’Espresso”, “vale per gli effetti dei Pbc, emessi per anni da industrie come la Caffaro di Brescia, e per le polveri sottili che inquinano l’aria nelle aree urbane. Purtroppo”, sottolinea la ricercatrice, “si parla poco di questo tipo di danno perché, rispetto ad esempio alle neoplasie, è più difficile fare studi epidemiologici sulle neuropatie che coinvolgano i bambini e i neonati”.
I bambini, viene spiegato, sono più sensibili ai neurotossici perché “il loro cervello è in formazione, plastico e duttile. E poi perché i bambini rispetto al loro peso corporeo, interagiscono molto di più con l’ambiente: mangiano più cibo, consumano più aria, hanno più contatti fisici con l’ambiente. Un bambino che gattona o gioca in un cortile entra in contatto con la terra o la polvere moltissime volte in più di un adulto”.
“In Italia”, viene sottolineato da Succuman, “ci sono alcune situazioni assolutamente critiche: oltre a quelle create dall’Ilva di Taranto o dalla Caffaro di Brescia, ovviamente la situazione della diossina in Campania”.
Cosa fare per proteggere i bambini da queste esposizioni nocive? Secondo al studiosa ci sono azioni “attive” che possono aiutare se non a debellare, almeno a limitare i danni, soprattutto nel futuro, come, ad esempio, “informarsi” e “partecipare alla politica. Votare per chi è attento all’ambiente, per chi vuole limitare il traffico delle auto”.
Raccomandazioni concrete per i genitori, poi, sono quelle che riguardano i giocattoli dei bambini (verificare che i più vecchi non contengano piombo), ma anche eliminare dalle pareti di casa le vecchie tinteggiature, non scaldare i cibi nel microonde all’interno di contenitori in plastica, non dare ai ragazzi (ma nemmeno alle donne in gravidanza, che allattano o sono in età fertile) pesci di grassa taglia come tonno e pesce spada.

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