Brescia, ‘sì’ del ministero al nuovo carcere

In un documento della direzione generale, viene avviata la procedura per la permuta: Canton Mombello verrà ceduto in cambio della costruzione a Verziano.

(red.) Se ne parla da anni, si sono fatti progetti che sono rimasti, almeno finora, nel cassetto e, sempre, per questioni legate alla mancanza di fondi, ma, presto, l’annoso problema del sovraffollamento del carcere bresciano di Canton Mombello potrebbe trovare una soluzione.
Questo se, come sembra, il ministero della Giustizia manterrà l’annunciata decisione di voler (finalmente) dare il via libera alla realizzazione di una nuova struttura nella zona di Verziano, dove già sorge un’altra casa circondariale.
La nuova prigione risolverà le questioni più spinose della struttura obsoleta di via Spalti San Marco in città, dove si registra il record a livello nazionale di sovraffollamento delle celle con le conseguenze immaginabili sulle condizioni di vita dei detenuti.
E’ stata infatti avviata, come emerso nel corso della seduta del Consiglio comunale di lunedì in Loggia, la procedura dell´iter di permuta tra Canton Mombello e la costruzione del nuovo carcere.
Come funziona? La società che si aggiudicherà l’appalto per i lavori otterrà in cambio la struttura di Canton Mombello che potrà essere riutilizzata e trasformata con altra destinazione. Il Comune di Brescia interverrà comunque per porre le proprie condizioni sull’utilizzo finale. L’avvio degli interventi? Forse già alla fine del 2013.
La Direzione generale ha  confermato “che ha avviato le procedure normative per pervenire alla permuta della struttura dell´attuale Casa Circondariale Canton Mombello con un consistente ampliamento dell´istituto di Verziano, a norma dell´articolo 27 della legge 6 dicembre 2011 n. 201”.
Nella lettera si legge anche che “È intenzione dell´amministrazione penitenziaria caratterizzare, almeno in gran parte, la nuova struttura di Verziano, che si auspica possa raggiungere una capienza regolamentare di circa 700 o 800 posti, da un alto profilo trattamentale, e quindi di dotarla di adeguati spazi per lavorazioni, opifici, strutture formative etc.”. Un carcere, insomma, che risponda anche alle finalità di rieducazione e reinserimento sociale dei carcerati.

 

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