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Biglietti gonfiati, “filiera collegata alla Cdo”

Il consigliere del comune di Brescia Claudio Bragaglio all'attacco della Compagnia delle opere: "Lechi ci dica se il consulente legale era Guido Bardelli da Milano".

(red.) L’affaire Matisse non è certo alla fine ma all’inizio. E’ l’opinione del consigliere comunale del Pd di Brescia Claudio Bragaglio, che ha voluto rispondere alle dichiarzioni del presidente della fondazione Brescia Musei, Faustino Lechi.
Secondo l’ex-segretario provinciale della Querciase vengono restituiti alla città, con  decisione del Tribunale,  550 mila euro, il merito va al Pd e alla  battaglia sviluppata in Loggia e nella città contro la truffa di Artematica. Va altresì rilevato che l’affaire Matisse è solo agli inizi. Perché non è il caso isolato d’un malgoverno cittadino, ma si iscrive in un percorso che – con sindaco Adriano Paroli –  ha sempre più sospinto Brescia dentro quel sistema di potere formigoniano che sta esplodendo in Lombardia.
Questo il vero punto politico da considerare”.
Per Bragaglio nella vicenda dei biglietti gonfiati e delle grandi mostre si è evidenziata una “filiera” di esponenti che, “a vario titolo, e con diverse responsabilità, dalla Loggia alle entrature venete di Artematica, avevano un preciso collegamento con la Cdo. Un dato di fatto, diciamo. In un comunicato stampa il presidente della Fondazione, Fausto Lechi, rifiuta ancora l’accesso ad atti che considero essenziali per capire molte cose di questa travagliata vicenda. Egli mi attribuisce “difetti di comprensione”. Succede. Ma altrettanto garbatamente, lo invito a superare il mutismo dei suoi imbarazzati “difetti di informazione”. Si sforzi, almeno, di farmi capire. Anche se mal consigliato dai suoi avvocati, sono sicuro che saprà fare di meglio. In ogni caso, con tutta calma, l’aspetto amichevolmente  al varco”.
Ancora troppi i perché irrisolti per il consigliere di opposizione. “Perché proprio Artematica a Brescia, che era già un’azienda così malconcia? Perché il cambio della consulenza dello Studio legale per il contratto (di cui la Giunta pare che neppure fosse al corrente)? Perché il segreto blindato sullo Studio legale e sui suoi pareri? Perché il nuovo contratto Matisse azzera di fatto controlli e  rendicontazioni?”.
“Lechi mi dice: lo Studio legale non si è espresso con pareri “scritti”. Intanto con la Interpellanza presentata con la collega Donatella Albini si fa riferimento a pareri (scritti o meno), documenti o contributi a vario titolo. Poi Lechi aggiunge che “l’assistenza legale ricevuta dalla Fondazione nella fase di redazione del contratto  non si è estrinsecata in quella forma. Già, ma in quali altre forme, con che valutazioni? Nulla. Segreto. S’immagini, Lechi, se mi formalizzo, se è parere o non parere: ci dica pure il merito del contributo di valutazioni che ha ricevuto. In qualunque forma abbia preferito. Non è proprio un bel vedere quello d’un presidente di Fondazione che sembra preferire il gioco del rimpiattino”.
Bragagglio ha posto un altro quesito al numero uno della fondazione Brescia Musei. “Da tempo è diffusa l’indiscrezione che lo Studio legale incaricato dalla Fondazione, in sostituzione dello Studio bresciano che ha seguito la stesura del  Contratto Inca, sia stato quello dell’avv. Guido Bardelli di Milano. Così, tale nominativo, è rimbalzato sul Corriere della Sera di oggi. Si rimane in attesa di conferme. Ma se così fosse, il silenzio impenetrabile che incomprensibilmente ha avvolto questa collaborazione, si manifesterebbe nei suoi aspetti più preoccupanti. Che cosa si voleva nascondere? L’appartenenza alla Compagnia delle opere? Non certo si voleva tutelare, mi parrebbe, la riservatezza amministrativa o la privacy. Quali le ragioni politiche? Eventuali ragioni, peraltro, di cui il presidente della Fondazione non avrebbe certo dovuto ergersi a scudo. E eventualmente per proteggere chi, il sindaco o il precedente direttore? In ogni caso, sempre con calma, attendiamo conferme. Ma se lo Studio incaricato è stato quello,  si tratta dello studio dell’attuale presidente della Compagnia delle Opere di Milano. Perché proprio quello, quando a Brescia vi sono fior di professionisti?”.
“Si tratta ora di capire”, ha concluso, “fino a che punto lo Studio legale dell’avvocato Bardelli abbia “coperto” con la sua assistenza il peggioramento del contratto o se, e fino a che punto, vi sia  stata invece una ben diversa valutazione rispetto al contratto conclusivo. Configurando, in quest’ultimo caso, un’aggravata responsabilità della Fondazione, nonché dei referenti politici ed istituzionali in Loggia, per aver – pur diversamente consigliati – imboccato la strada di favorire intenzionalmente, con quel pessimo contratto, proprio  Artematica. Interrogativi  a cui poter rispondere con obbiettività solo disponendo di tutta la documentazione e della verità dei fatti. Documentazione e verità che finora dalla Fondazione e dalla Loggia ci sono state negate.

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