Fenaroli: “Conferenza di produzione per A2A”

Il candidato sindaco intervistato da quiBrescia.it: "La politica deve aprirsi ai problemi della gente e, in alcuni casi, guardare al passato non è dannoso".

(v.p.) La sua candidatura è stata un vero e proprio terremoto nel centrosinistra di Brescia. Viene da una lunga esperienza nel sindacato dove è stato segretario generale della Cgil. Si è sempre interessato alla politica ed è stato coordinatore cittadino del vecchio Pci e consigliere comunale negli anni ‘70, nonché pupillo di Cesare Trebeschi, per il quale nutre una stima profonda.
Con un curriculum del genere è ovvio che il soggetto sia Marco Fenaroli, il 62enne presidente uscente dell’Anpi bresciano e membro attivo della Caritas del centro storico. Per capire un po’ meglio quali sono i suoi progetti per le elezioni amministrative di Palazzo Loggia, in programma nel prossimo aprile, quiBrescia.it gli ha fatto alcune domande.
DOMANDA. Chi rappresenta Marco Fenaroli?
RISPOSTA. E’ lo stesso quesito che continuano a farmi gli amici del Pd. Da alcuni mesi c’è un comitato che lavora per la mia candidatura e che sta organizzando una serie di iniziative su tematiche molto importanti. Abbiamo raggiunto 250 adesioni in questo momento.
D. Però… 250 adesioni più la Cgil vorrà dire…
R. No, assolutamente no. La Camera del Lavoro è stata una tappa importante della mia vita, ma da quando ho lasciato la segreteria mi sono sempre interessato ad altro e non ho mai interferito con le scelte dell’attuale segretario. Inoltre sono sempre stato un convinto sostenitore dell’autonomia politica di ogni associazione e ritengo un errore mettere un cappello sulle verità altrui. Naturalmente ho mantenuto rapporti personali, ma questo è normale.
D. Con il Partito Democratico cosa succede?
R. Ci sono una serie di convergenze programmatiche, a partire dalle tematiche ambientali. Anche io, come il Pd, sono favorevole alla forestazione urbana, per mitigare autostrade e tangenziali, sono per la tutela del suolo agricolo e mi piace il progetto del parco delle Cave. Ci sono poi molte tematiche sociali che condivido con Del Bono.
D. Sì, ma ci sono anche dei punti che vi vedono in netto contrasto.
R. Io sono per una ipotesi di larga alleanza, che certamente è in contrasto con un’ipotesi di alleanza stretta come quella di qualcuno. Che senso ha avere le stesse idee? Ovvio che ci si deve confrontare perché non possiamo pensarla tutti nello stesso modo. Costruire unità richiede sforzi, pazienza e intelligenza. Nessuno rappresenta il tutto neanche nell’opposizione in consiglio comunale. Il confronto tra soggetti diversi diventa ancora più importante nei momenti di crisi di credibilità delle istituzioni.
D. C’è anche il nodo primarie da affrontare …
R. Sono favorevole alle primarie del centrosinistra. Credo che sia uno strumento importantissimo di apertura verso la gente. Un modo per discutere in maniera democratica sul programma, senza tralasciare i punti di sintesi degli stati maggiori. Il buon lavoro fatto a Milano è sotto gli occhi di tutti. Lì è stato fatto un lavoro aperto verso la società e si sono costruite le basi di un’alleanza e di un’unità programmatica. La democrazia è inclusiva e richiede degli sforzi. Io stesso in passato ho lottato perché la Camera del Lavoro avesse una linea unitaria. L’unità non si costruisce sulla base di “mie” convinzioni.
D. Non esiste solo il Partito Democratico nel centrosinistra …
R. Continuo a proporre una riflessione collettiva sui problemi e continuo a cercare una convergenza contro le politiche di destra di comune, Provincia e Regione. Certo gli zig-zag nazionali non ci aiutano. Guardare al centro come tema risolutore della questione è sbagliato. Mi chiedo perché si possa collaborare con quelli più a destra e non con quelli più a sinistra.
D. Fenaroli, la questione è destra o sinistra?
R. Secondo me in parte sì. La contrapposizione tra destra e sinistra esiste. Chi dice che ormai è superata secondo me sbaglia. Non sono termini vuoti, come paragonare la politica sociale con l’individualismo. Ci sono delle differenze sostanziali.
D. Ma nel centrosinistra di Brescia il nuovo esiste? Fenaroli non è di certo Pisapia…
R. Il nuovo, in politica, è restare legati ai problemi della cittadinanza e mantenere un collegamento sentimentale con le difficoltà che vivono le famiglie in un momento di crisi. Immigrazione, invecchiamento dei residenti, e la nuova esperienza – per Brescia – della disoccupazione sono tutti argomenti da discutere e condividere. Un ritorno all’antico, in questo caso, non guasterebbe.
D. Un ritorno all’antico con 50-60 milioni di euro in meno nel bilancio è possibile?
R. A livello nazionale si deve spingere perché il debito pubblico non venga decentrato e non ricada sugli enti locali. La battaglia politica nazionale dovrebbe essere più forte su questo tema. Poi serve fare una spending review seria, non a spizzichi e bocconi, e cancellare per davvero tutti gli sprechi che ancora si trovano in bilancio, per concentrare le risorse sui temi socialmente importanti. Anche in questo caso il rapporto con lo Stato, la Regione e la Provincia deve essere più serrato per uscire dagli ambiti locali tradizionali.
D. Qualche esempio che non le è piaciuto delle scelte della giunta?
R. Purtroppo ho notato che il tema della sanità ormai non si intreccia più con l’assistenza. Oppure il servizio mensa che viene fatto pagare carissimo, solo perché non è obbligatorio, e che viene tolto ai bambini di famiglie che non se lo possono permettere. Io mi chiedo, che imprinting lasciamo a questi bambini? Una volta c’erano i patronati scolastici, ora si tolgono bus e mensa a bambini che dovranno integrarsi, per forza di cose, nel nostro tessuto cittadino.
D. Un’ultima battuta sulle controllate del comune. Cosa pensa, ad esempio, della questione A2A?
R. Credo che sia tutto da ripensare. In questo momento non mi scandalizza nessuna ipotesi. Credo che non farebbe male una conferenza di produzione, come avvenne anni fa con Asm, diventata azienda da municipalizzata, in cui le parti sociali, le istituzioni, le associazioni e i cittadini, si confrontarono su temi importanti come il teleriscaldamento e l’inceneritore e, più in generale, sulle politiche di sviluppo della società, che allora si occupava anche dei trasporti.
D. Sulla metropolitana cosa mi dice?
R. Temo che siano un po’ indietro. Ad esempio non è stato ancora ridisegnato il trasporto di superficie, che deve gravitare intorno alla metro, altrimenti il progetto diventa assai complicato come sostenibilità.
D. E sull’acquisto di Omb?
R. Quando è avvenuto ero ancora nella Camera del Lavoro e non mi sono opposto. Oltretutto la Fiom era favorevole. E’ stata un’operazione che ha dato una risposta occupazionale e, da quello che so, ora è una società in attivo. Con questo non voglio dire che l’azienda sia incedibile o che non debba aprirsi a nuove situazioni, ma deve essere sempre presente un progetto industriale.

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