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Brescia Musei, c’è aria di cambiamento?

La Fondazione guidata da Fausto Lechi è ora sotto la lente della Loggia dopo il caso "biglietti gonfiati". Paroli vorrebbe trasformarla come avvenuto per il Teatro Grande.

(red.) Dopo le “dimissioni a metà” dell’assessore alla Cultura in Loggia Andrea Arcai a seguito dell’affaire Matisse, il faro si accende anche sulla Fondazione Brescia Musei ed i suoi rapporti con Artematica, la società trevisana (ora in liquidazione) dell’ ad Andrea Brunello.
Il caso “biglietti gonfiati” sollevato nelle scorse settimane da Rocco Vergani del Pd con la pubblicazione, su Facebook, della fotografia di un biglietto della mostra chiusasi nel giungo 2011 recante un numero progressivo ben lontano (negli ultimi giorni di apertura) dai 248mila tagliandi asseriti da Artematica, rischia ora di provocare anche un “ribaltone” nella Fondazione, controllata dal Comune di Brescia.
Il presidente di Brescia Musei, Fausto Lechi, è stato fatto oggetto, durante il Consiglio comunale di mercoledì in Loggia, della richiesta di dimissioni di alcuni consiglieri ed appartenenti alla Giunta, come Giorgio Agnellini e il leghista Nicola Gallizioli.
E se qualcuno ha voluto leggere nelle parole del sindaco Adriano Paroli che ha chiesto a Pedretti di valutare il ruolo di Fondazione Brescia Musei (l’attualità della modalità con cui è oggi attiva e l’esistenza stessa della Fondazione), una messa in discussione dell’operato di Lechi, lo stesso presidente si sente invece tranquillo e certo di godere della fiducia del primo cittadino.
“Non nascondo”, ha spiegato inoltre il sindaco Paroli, nel consiglio comunale di mercoledì 26 settembre, “che mi piace molto l’esperienza della Fondazione Teatro Grande, è un modello a cui guardare, ma non voglio arrivare a conclusioni affrettate”.
Parole che, gratta gratta, non costituiscono comunque garanzia che l’attuale status di Brescia Musei resterà inalterato. O, almeno, chi sia intoccabile.
La “trasformazione” annunciata fra le righe (ma non troppo), avrebbe spiegato Lechi sarebbe quella di lasciare spazio agli investitori privati, con il pubblico che diventi garante istituzionale come succede al Grande.

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