Arcai: addio a S. Giulia, musei e grandi mostre

L'assessore rinuncia a una parte della sua delega: "Lo faccio per evitarle imbarazzo per quella che considero un’infame campagna di sciacallaggio politico del Pd".

(p.f.) Non si dimette, l’assessore Andrea Arcai, ma rinuncia ad una parte della sua delega alla Cultura.
Per dare continuità e prospettiva alle iniziative culturali della città e del museo di Santa Giulia, in attesa che si faccia chiarezza sull’affaire Matisse, il sindaco Adriano Paroli, con l’assenso dello stesso Arcai, ha ritenuto infatti di affidare all’assessore Silvano Pedretti la delega su Santa Giulia, grandi mostre e complessi museali.
“Onde evitarle imbarazzo per quella che considero un’infame e ingiusta campagna di sciacallaggio politico del Pd in relazione ai dati della mostra di Matisse”, si legge nella lettera firmata da Arcai e indirizzata a Paroli, “sui quali non avevo alcun dovere, potere e competenza assessorile di controllo, sono a rimettere nelle sue mani quella parte della delega alla Cultura a suo tempo conferitami in relazione all’effettuazione in collaborazione con Fondazione Brescia Musei relativa alle cosiddette grandi mostre ed alla gestione di quella parte del Museo di Santa Giulia relativa alle stesse”.
Pedretti dovrà anche valutare il ruolo di Fondazione Brescia Musei, l’attualità della modalità con cui è oggi attiva e l’esistenza stessa della Fondazione. “Non nascondo”, ha spiegato il sindaco Paroli, nel consiglio comunale di mercoledì 26 settembre, “che mi piace molto l’esperienza della Fondazione Teatro Grande, è un modello a cui guardare, ma non voglio arrivare a conclusioni affrettate”.
Paroli ricorda come il contributo di Fondazione Cab, che ha dato vita Brescia Musei, sia stato decisivo per la fortuna di Santa Giulia. Ma forse, quel tempo è finito. “Siamo condannati ai grandi eventi, perché Santa Giulia è un contenitore di tale prestigio che non possiamo pensare che non venga utilizzato per grandi eventi”. Già il Ministero delle attività culturali avrebbe scelto Brescia per una mostra internazionale da allestire già nel prossimo anno. “Brescia Musei deve diventare un luogo in cui la cultura della città possa trovare sempre più spazio, ma dove il Comune deve fare più un passo indietro che passi in avanti”.
“Santa Giulia”, ha spiegato il consigliere Achille Farina (Pdl), “deve essere valorizzato per sé, non può dividere lo spazio per le grandi mostre, meglio usare altri spazi per mostre temporanee. Mi dispiace che Arcai abbia rinunciato alla delega, perché non vedo tutte queste responsabilità; spero che questo spacchettamento possa giovare a Santa Giulia”.
Nel corso del Consiglio, il sindaco Paroli ha anche risposto alle quattro domande del Pd, insinuando però il dubbio che Artematica possa aver gabbato anche la Siae. “Il biglietto pubblicato da Rocco Vergani”, ha ricostruito Paroli, “riportava numero 127.055 all’8 giugno: come fa il 12 giugno ad essere 124.184?”.
Sulla prima domanda del Pd, cioè chi ha portato Artematica a Brescia, la risposta di Paroli è che ci è arrivata da sola. “Il primo incontro”, ha ricordato Paroli, “è avvenuto casualmente, pensavo che avesse come oggetto una proposta di presenza culturale indirizzata ai ragazzi. A Brunello avevo anzi detto che il ciclo delle grandi mostre per noi era finito. A fronte della mostra Inca, però, si è analizzata la situazione”.
Seconda domanda: chi ha predisposto i contratti? “Sono stati fatti attraverso Fondazione Brescia Musei, che si era avvalsa della consulenza legale per gli Inca. Quello di Matisse è stato predisposto su quel modello”. Terzo, chi ha controllato i dati? “La competenza è di Brescia Musei: ma non è vero, come è stato scritto, che serviva solo un’autocertificazione, ma materiale C1 a fini Siae, prodotto di un flusso informatica di programma certificato”.
Rispetto al passato, anzi, sarebbero state inaspriti i controlli e le clausole contrattuali. “A fronte della pubblicità dei dati”, ha incalzato Paroli, “tra tutti quelli che potevano vigilare, il più competente era la Siae. Qualcuno, in quegli uffici, avrà visto la discrepanza tra i dati comunicati da Artematica e quelli riportati dalla stampa. Mi chiedo come non ci sia stato, da parte di chi aveva i dati, poteva avere un controllo maggiore”.
Quarta domanda, la dichiarazione del presidente di Brescia Musei Fausto Lechi sui dubbi che sarebbero emersi già nel 2011. “Una dichiarazione”, ha precisato Paroli, “che è stata riportata male”. In quella telefonata con il giornalista che lo intervistava, Lechi avrebbe detto: “Visto che sono sospettoso per natura, pur sapendo che ciò che era stato consegnato era ciò che era previsto dal contratto, all’epoca avevo fatto chiamare la Siae per verificare, ma mi è stato risposto che non avevo titolo”.
Contro l’accusa del consigliere Claudio Bragaglio, che aveva insinuato che ci potessero essere interessi convergenti tra Loggia e Artematica, Paroli ha spiegato che “il contratto predisposto con Artematica era in realtà molto meno redditizio di quelli fatti con Goldi: se ci fosse stato un amico da tutelare da parte di qualcuno, il contratto di Goldin era il migliore”.
Al Consiglio, Paroli ha lasciato il tempo di valutare gli strumenti più adatti per approfondire le responsabilità, seppure sia già in corso un procedimento civile e penale. “Non possiamo perdere, però, tempo. Dobbiamo dare continuità e prospettiva alle iniziative culturali della città e del museo. Da qui, la decisione di conferire a Pedretti la delega a Santa Giulia. Non possiamo però non riconoscere la generosità e genuinità con cui l’assessore ha lavorato e che hanno portato importanti contributi alla città. Non solo per l’Unesco, progetto riformulato da Arcai e dal suo assessorato, che era stato bocciato nella precedente versione; ma anche la ricostruzione e il ripensamento complessivo della Pinacoteca, che durerà un paio di anni, che porterà alla città grandi capacità attrattive, così come la musealizzazione del Capitolium”.

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