Rab: “Puntare alla politica dei rifiuti zero”

Una decina di attivisti della Rete Antinocività ha partecipato all'incontro con A2A. "L'unica strada è quella di abbandonare il termovalorizzatore".

(red.) C’era anche una decina di attivisti della Rab, Rete Bresciana Antinocività, all’incontro convocato da A2a per informare comitati e cittadini sul nuovo impianto di smaltimento delle ceneri prodotte dal termovalorizzatore.
“Riteniamo”, ha scritto la Rab in una nota, “che da parte dell’azienda ci sia un tentativo di dialogo certamente tardivo rispetto a una procedura le cui osservazioni si devono chiudere entro il 5 settembre”.
Secondo gli attivisti, che hanno esposto anche uno striscione di protesta, il dato di partenza è solo uno: il termovalorizzatore  (termine bandito dall’Unione Europea) è stato pensato per bruciare 270.000 tonnellate di rifiuti bresciani ordinari all’anno. Di fatto ne brucia 800.000 provenienti da ogni dove, restituendo 170.000 tonnellate di rifiuti speciali (meno ingombranti, ma molto più tossici e pericolosi di quelli di partenza) sotto forma di ceneri e polveri recuperate dai filtri per l’abbattimento dei fumi.
Visto che la materia non si crea e non si distrugge, le 600mila tonnellate che mancano all’appello finiscono nell’aria.  “L’istituto Mario Negri, e ogni tanto l’ARPA (che ne avrebbe il dovere legale ma ha sempre preferito girare alla larga), due volte all’anno”, continua la nota, “fanno controlli sulle emissioni. C’è da scommettere che quei due giorni sono gli unici in tutto l’anno in cui a Brescia si respira aria.
Un dato certo e misurabile è che ai tempi d’oro ha fruttato ai suoi azionisti, comune di Brescia incluso, 60-70 milioni di euro di incentivi dello stato italiano ogni anno. Senza i contributi si sarebbe fermato tutto in 24 ore”.
Ma gli incentivi valgono per otto anni, e quelli per le prime due linee si sono esauriti; tra poco lo saranno anche quelli per la terza linea. “Da quel momento in poi, l’inceneritore si farà arrivare rifiuti solidi urbani da tutta Italia, facendosi pagare per farli sparire: abbiamo già cominciato, fregando all’inceneritore di Dalmine i rifiuti di Bergamo grazie ad un’offerta di 92 euro a tonnellata contro i 140 che chiedeva Dalmine”.
Considerando anche il teleriscaldamento e l’attività della centrale di via Lamarmora, il risultato finale per la Rab è devastante.  “A Brescia c’erano 270mila tonnellate di rifiuti normali all’anno e ora ce ne sono 170mila di ceneri pericolose e tossiche (in quanto piene di metalli), che finiscono metà in cementi tossici e metà in discarica. L’obiettivo del 65% di raccolta differenziata entro la fine del 2012 come ci viene chiesto dall’Unione Europea è ben lontano. La verità è che siamo fermi al 40% oramai da 5 anni.
In una situazione  fuori controllo, il problema del nuovo impianto di smaltimento  non è che tipo di impianto sarà, dove sarà, o se è lecito che A2a abbia convocato i comitati. “Il problema vero è che la logica dell’incenerimento va superata con la politica dei rifiuti zero, con il recupero totale delle materie prime di seconda generazione, con lo sviluppo del porta a porta e l’obbligo per aziende e siti produttivi di dotarsi delle migliori tecnologie oggi disponibili sul mercato per l’abbattimento dei fumi”.
Nei prossimi mesi, gli attivisti proseguiremo la battaglia iniziata il 17 marzo 2012  con la manifestazione provinciale “Liberiamo Aria Acqua Suolo”. “Continueremo a chiedere il  riconoscimento dello stato di emergenza ambientale per Brescia e provincia, lo stop alla costruzione di nuovi impianti nocivi e inizieremo la nostra campagna per il superamento della logica dell’incenerimento dei rifiuti”.
La prossima riunione della Rete Antinocività sara’ lunedi 10 settembre alle 21.00 presso la sede di via Saleri 19.


            
            
           
        

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