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“E’ una sorta di golpe, non mi dimetto”

Il governatore lombardo ha duramente replicato alle indiscrezioni sull'inchiesta della sanità pubblicata da alcuni quotidiani. "Falsificazioni dei verbali".

(red.) E’ di nuovo polemica per le indiscrezioni su Roberto Formigoni che trapelano dalle inchieste sulla sanità in Lombardia. Il ‘Fatto quotidiano’, citando una informativa riservata della polizia giudiziaria indirizzata ai pm della Procura di Milano, ha pubblicato giovedì una ricostruzione del denaro che il faccendiere Pierangelo Daccò, in carcere per le inchieste su San Raffaele e Maugeri, avrebbe speso a favore del presidente della Regione e del suo entourage: 9 milioni di euro.
”Palesi falsità”, le ha definite Formigoni, annunciando querele e sentendosi rassicurato almeno dal fatto che la Procura ha indagato i cronisti in questione per pubblicazione arbitraria di atti di un procedimento penale.
”Non mi dimetto e non lo farò almeno fino al primo grado di giudizio”, ha scandito Formigoni in serata a La 7. Per dire la sua e sostenere che da parte di certi poteri ci sia ”l’intento di una sorta di golpe” a cui non è disposto a cedere, il presidente della Regione aveva convocato nel pomeriggio una conferenza stampa all’undicesimo piano di Palazzo Lombardia in cui ha voluto spiegare che certi giornali che hanno scritto di lui a proposito delle vacanze e dello stile di vita lussuoso che avrebbe condotto insieme a Daccò (ha citato il ‘Fatto’ e ‘la Repubblica’, ma accennando genericamente a tutti gli organi che li hanno ripresi) avrebbero ”falsificato le dichiarazioni del verbale” del faccendiere, in ”assenza di verifica delle fonti” e ”palese violazione del principio di verità” per alimentare una ”aggressione politico-mediatica”.
Nel maxi-schermo alle sue spalle, il governatore, come fosse una lezione di deontologia professionale ai giornalisti presenti, ha illustrato per mezz’ora un confronto fra le dichiarazioni rese da Daccò (secretate dalla Procura ma recuperate da ”fotocopie circolate abbondantemente fra voi giornalisti”) e quelle che sono state pubblicate fra il 26 e il 28 maggio scorsi e che, da quanto ha mostrato Formigoni stesso, non corrispondono. ”La mia”, ha dunque affermato, “è una azione di legittima difesa di fronte alle valanghe di menzogne e diffamazioni nei confronti miei e dell’istituzione”.
”Sarò durissimo”, ha aggiunto il presidente della Lombardia, “contro chi continuerà ad attentare alla mia onorabilità”.
Anche perchè ha ribadito ancora una volta di non essere indagato in quanto ”è passato un mese e mezzo e a tutt’oggi non ho ricevuto alcuna comunicazione di garanzia”. ”Certo, ha concluso, ”non mi dimetto”.

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