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Bossi: “Mi ricandido”, Maroni: “Sorpreso”

Il senatur rilancia e si dice pronto a tornare alla guida del partito. L'ex ministro dell'Interno "incassa" la notizia, mentre per Tosi la scelta dell'Umberto è "inopportuna".

(red.) Si riapre la partita per la guida della Lega Nord. Umberto Bossi si è ricandidato alla segreteria del Carroccio e ha lanciato le ‘primarie’, spiazzando Roberto Maroni (che si  detto ‘sorpreso’). E il partito torna così a dividersi.
Mercoledì  sera il senatur ha ribadito che sarà in pista per la corsa alla segreteria e ha affidato alla base, con le primarie, la decisione finale sulla guida del Carroccio. Il senatur ha quindi minimizzato la rivalità con Maroni ricordando peraltro che l’ex ministro gli aveva assicurato il suo sostegno qualora si fosse ricandidato. Maroni, intanto prende tempo e valuta la nuova situazione. Ha comunque commentato ”molto positivamente” l’idea di Bossi delle primarie.
I cerchisti dunque si risollevano dopo le batoste delle ultime settimane, che hanno visto un susseguirsi di dimissioni “eccellenti”(da quelle del figlio Renzo, che ha lasciato l’incarico di consigliere regionale per il quale era stato eletto nel 2010 a Brescia con 13mila preferenze, a quelle della bresciana e fedelissima bossiana, l’ex assessore allo Sport Monica Rizzi, seguite da quelle del presidente del Consiglio regionale Davide Boni, indagato per corruzione) e celebrano il ritorno in campo del loro ”condottiero”.
Il ‘capo’, al termine del ‘Lega Unita Day’ di Zanica, annuncia di essere pronto a guidare ancora il partito ”per la gente” e ”per l’unità del partito”. Maroni incassa in silenzio; poi all’una di notte ha commentato su Facebook: ”Peccato che la dichiarazione (a sorpresa) di Bossi abbia consentito ai giornalisti”, ha scritto l’ex ministro, “di mettere in secondo piano la protesta fiscale”. Insomma, colpa dei giornalisti. Ma”, ha proseguito,  ”la battaglia continua, in tutti i sensi …”.
Nessuno tra i maroniani si azzarda anche solo a pronunciare una parola contro il senatur. Se non altro per un debito di riconoscenza nei suoi confronti, perchè ”la Lega c’è ed ha vissuto di Bossi e grazie a Bossi”, ha spiegato Matteo Salvini, “ma di Bossi e su Bossi non possono vivere deputati o funzionari”.
Insomma, per i maroniani è ora di cambiare guida, magari passando il testimone a Maroni.
E’ questo il pensiero, per lungo tempo taciuto in una parte del movimento per paura di peccare di lesa maestà nei confronti di Bossi. Ma Flavio Tosi , sindaco di Verona non tace: ”La sua ricandidatura non me l’aspettavo”, ha detto,  “e francamente la ritengo inopportuna” e ”improbabile”. ”Ognuno è libero di candidarsi”, ha spiegato Tosi. “Saranno i militanti a decidere se il segretario sarà ancora lui o qualcun altro.
Naturalmente il sottoscritto si augura che sia Roberto Maroni”.
Anche Roberto Calderoli  ha ‘ridimensionato’ le parole di Bossi: ”Ha detto si ricandida se lo richiede l’unità del movimento e anche che è pronto a lasciare spazio al nuovo e ai nuovi, e che lui non si ricandida”.
Bobo incassa anche la ‘quasi-benedizione’ del governatore veneto Luca Zaia che rinvia il ‘problema’ al congresso federale.
Intanto, i ‘cerchisti’ affilano le armi. Dopo le parole di Bossi parte un fuoco di dichiarazioni di sostegno al leader leghista. Alessandro Montagnoli definisce la ”ricandidatura di Bossi la soluzione migliore”. Per Paola Goisis il senatur è ”l’unico segretario federale” possibile. Alessandro Valli aspetta solo che ”il congresso suggelli questa decisione”. Sulla stessa linea Giacomo Chiappori e Angelo Alessandri.
Lo scossone dell’inchiesta giudiziaria ha evidenziato le divisioni tra i ‘lumbard’.
In disparte restano i ‘bossiani’. Si tratta di quei parlamentari vicini a Bossi per legami personali e ‘antichi’.
Tra questi c’è Roberto Castelli, soltanto sfiorato dall’inchiesta da cui è uscito bene. Il senatore considera preferibile ”presentarsi con una candidatura unica al congresso per garantire l’unità del partito”, anche perchè ”le correnti sono una cosa che non appartiene” al Carroccio.
Castelli va anche oltre: la decisione di Bossi potrebbe essere stata ”concordata con il triumvirato”.

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