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“Scusatemi per il grande dolore che vi ho dato”

Così Umberto Bossi si è rivolto ai militanti della Lega. "Renzo? Poveraccio, non sta tanto bene, è un ragazzo, troppo inesperto, ho sbagliato". Pace fatta con Maroni.

(red.) ”Vi chiedo scusa per il grande dolore che vi ho dato”: così Umberto Bossi si è rivolto ai militanti del Carroccio astigiano domenica sera in occasione di un appuntamento elettorale.
”La gente”, si è domandato Bossi, “ci accoglierà ancora oppure ci fischierà? C’era questa paura”, ha aggiunto, “e invece vi ringrazio perchè voi ricordate la parte buona della Lega. Non riusciranno a piegare il Nord”, ha detto Bossi tra gli applausi, “e non riusciranno a piegare la Lega. La Lega non scomparirà, andrà avanti fino a quando avremo realizzato il nostro progetto”.
”Sì, ma è un ragazzo”, ha risposto Bossi alla domanda se avesse rimproverato il figlio, “io sono abbastanza vecchio da incassare i colpi, lui non è che regga bene gli urti”. Il riferimento è alla bufera giudiziaria che si è abbattuta sul Carroccio e che ha coinvolto diversi volti noti del partito: in primis il figlio del senatur, detto “Il Trota”, che si è dimesso da consigliere regionale, carica ottenuta nel 2010 nella circoscrizione di Brescia con 13mila preferenze, quindi l’assessore regionale Monica Rizzi, bossiana di ferro, che ha lasciato l’incarico al Pirellone e Davide Boni, presidente del Consiglio lombardo, anche lui dimissionario.
”Ho fatto l’errore”, aveva detto Bossi poco prima durante il comizio, “di fare entrare i miei figli in politica troppo giovani. Avrebbero dovuto fare prima i consiglieri comunali. Lo hanno fatto”, ha spiegato, “per aiutare me che mi ero ammalato. Ma erano troppo giovani, non esperti, e quindi facilmente agganciabili”.
Dopo la pace siglata con Bossi davanti al risotto verde di Besozzo, Roberto Maroni si sente il segretario ”in pectore” della Lega. Rimangono, è vero, le insidie dei veneti, che dopo anni passati all’ombra dei fondatori lombardi ora sognano il loro Zaia leader del Carroccio. Ma anche se Bossi in serata ha raffreddato gli entusiasmi (”Maroni segretario? Dipende dal congresso”), l’ex ministro dell’Interno pensa di avere in tasca le carte giuste per giocarsi la leadership del Carroccio. Anche perchè il senatur non sembra intenzionato a puntare di nuovo alla segreteria: ”Il mio ruolo”, ha spiegato, “lo dirà il consiglio federale. Per me un ruolo si trova sempre, anche se devo mettermi a fare l’ultimo della Lega io lavoro sempre”.
La preoccupazione principale di Bossi, più che il suo futuro incarico, sembra essere quella di preservare l’unità del Carroccio. ”Se non vogliamo aiutare chi ha messo in piedi il caos evidente dobbiamo unire, chiudere i varchi”, dice il senatur, evidentemente angosciato dall’idea che la sua creatura possa approdare alla ”distruzione”. Dunque , taglia corto, ”adesso chiudiamo le beghe”.
Maroni, comunque, è soddisfatto della piega che stanno prendendo le cose. ”Con Bossi abbiamo chiarito un po’ di cose”, ha detto sornione a Savona, dove è andato per assistere al congresso che deve eleggere il nuovo segretario regionale della Liguria (per la cronaca vincerà Sonia Viale, maroniana di ferro). Dal suo stringato resoconto del comizio con il senatur si capisce che Maroni e’ molto soddisfatto: ”E’ stata una visita a sorpresa. Bossi ha avuto parole lusinghiere sul mio conto, che mi hanno fatto molto piacere”.
Maroni parla già da leader: ha detto che la Lega ”non cambierà” perchè non è come il Pdl che ha bisogno di ”trucchetti”; ma non si nasconde le difficoltà che si parano di fronte al Carroccio dopo lo tsunami dello scandalo Belsito: ”Ho l’impressione che quello che ‚ successo non aiuterà a prendere voti”, prevede l’ex ministro.
Maroni si è schermito quando gli hanno chiesto se la Lega sia già sua; intanto, però, ha incassato le dichiarazioni di fiducia e sostegno che cominciano ad arrivare. Come quella di Roberto Calderoli: ”Se Maroni sarà segretario lo sosterrò con convinzione, basta che il chiarimento sia vero e definitivo perchè‚ la Lega deve essere di tutti”, ha detto l’ex ministro della semplificazione in un’intervista a Skytg24 nella quale si accredita come antico tifoso di Bobo: fu lui, ha raccontato, a proporlo a Bossi come capogruppo al posto di Marco Reguzzoni (”non era adatto”), e fu ancora lui a darsi da fare per riappacificare i due dopo la ”fatwa” di Bossi che aveva vietato a Maroni di parlare ai comizi della Lega.
Ma sul futuro del Carroccio pesa ancora la vicenda dei finanziamenti pubblici usati per le spese della famiglia di Bossi. Lo stesso Calderoli deve ancora difendersi dalle accuse che gli sono piovute addosso per la vicenda dell’appartamento romano che la Lega gli ha preso in affitto. ”Andando in giro per l’Italia per il mio incarico ho sostenuto delle spese, per cui posso dire che quell’appartamento l’ho pagato io indirettamente”, ha detto Calderoli. Giustificazioni che si accompagnano alla riproposizione della tesi complottista: ”Stiamo pagando i nostri attacchi al governo, del resto siamo l’unico partito fuori dal coro”, dice Calderoli, che imputa il ”martellamento” subito in questi ultimi giorni anche alla sua vecchia polemica sul cenone di Capodanno di Monti a Palazzo Chigi.

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