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Torbiere, comitato di tutela sentito in Regione

La rete di associazioni che si interessano della riserva naturale è stata ascoltata dalla commissione Agricoltura sul Piano di gestione. "Ci sono criticità".

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(red.) Mercoledì 11 aprile, a distanza di un anno dalla richiesta, i portavoce delle associazioni interessate alla tutela delle Torbiere del Sebino (E.N.P.A., Legambiente, S.V.A. Legambiente, LAC, LIPU, O.I.P.A., A.N.P.A.N.A onlus, Associazione Compagni di Strada e LAV) hanno potuto esprimere le proprie preoccupazioni alla VIII Commissione regionale (Agricoltura, Parchi e Risorse idriche), in vista del via libera al nuovo Piano di gestione della Riserva Naturale.
“Il forte timore”, hanno fatto sapere i rappresentanti del coordinamento delle associazioni dopo l’audizione, “è che i numerosi fattori di pressione e abusi in atto da molto tempo sul sito (urbanizzazione nelle zone limitrofe, inquinanti nei corpi idrici, pesca di frodo e bracconaggio soprattutto in Lametta, prelievi d’acqua dalle vasche, gare di pesca sportiva, bonifiche e colmate, solo per citarne alcuni) possano aggravarsi, qualora nel nuovo strumento gestionale non siano introdotte misure più restrittive, rispetto a quelle deliberate in sede di Consiglio regionale”. Il Coordinamento delle Associazioni Ambientaliste ed Animaliste di Brescia è seriamente preoccupato, in particolare, che sia snaturato il ruolo della zona C di rispetto, che pure è parte integrante dell’ecosistema protetto Sito Natura 2000 (SIC, ZPS), tanto più che, proprio in questo periodo, si assiste nelle Lamette “alla distruzione di alcuni ambienti naturali a ridosso dell’area più pregiata, con la messa a coltura (l’area è attualmente coperta da teli di plastica) di terreni caratterizzati da habitat d’interesse comunitario”.
“A tale riguardo”, prosegue il coordinamento, “varie associazioni stanno sollecitando l’Ente gestore perché intervenga a tutelare la biodiversità: si tratta di vari ettari di terra letteralmente plastificata, non bastava il recente incendio certamente doloso a devastare la riserva. Come già richiesto nel tempo in varie sedi, i rappresentanti delle associazioni hanno rilevato l’importanza che all’area protetta sia garantito un apparato normativo chiaro e rigoroso, che disciplini tutte le attività antropiche presenti nel sito e che non si presti a interpretazioni arbitrarie che potrebbero dar luogo a deleteri contenziosi”. A breve la giunta regionale dovrebbe deliberare definitivamente sul piano.

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