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Maroni ai Pm: “Bossi è stato raggirato”

L'ex ministro degli Interni in Procura a Milano per offrire piena collaborazione nell'indagine sui bilanci del Carroccio. A lui le redini del partito travolto dagli scandali.

(red.) Non è il segretario federale della Lega Nord, ma ha preso decisamente in mano le redini: Roberto Maroni continua ad essere l’uomo-immagine del Carroccio, da quando Umberto Bossi si è dimesso la settimana scorsa, travolto dalle inchieste giudiziarie. A seguire ci sono state anche quelle di Renzo, detto “il Trota”, eletto a Brescia come consigliere regionale nel 2010.
Martedì è stato l’unico a parlare insieme al Senatur dal palco alla manifestazione di “Orgoglio Padano” a Bergamo.
Mercoledì l’ex ministro dell’Interno, e non Roberto Calderoli o Manuela Dal Lago, che con lui reggono la segreteria, si è presentato in Procura a Milano per parlare con i pm che indagano sui fondi della Lega Nord e offrire collaborazione e la piena disponibilità di documenti. Aggiungendo che, se ci sarà un processo, il partito si costituirà parte civile. Perchè, come ha poi spiegato ai cronisti, “Umberto è stato raggirato”. E il Senatur lo sostiene: Bene Maroni dai Pm ma i tempi della politica non possono essere decisi dai magistrati, afferma.
Maroni ha sorriso, quando gli hanno chiesto se andava dai giudici a nome dei triumviri. “Sono qui in rappresentanza della Lega con il nuovo amministratore Stefano Stefani”, ha risposto, accompagnato anche dal sindaco di Varese Attilio Fontana, in qualità di avvocato. Con gli altri due reggenti, però, ieri mattina Maroni era nella sede di via Bellerio (dove sono andati anche il sindaco di Verona Flavio Tosi e il segretario della Liga Veneta Gian Paolo Gobbo).
Il lavoro da fare è tanto per andare a fondo con la pulizia che ha invocato da Bergamo e che la platea ha chiesto a gran voce. C’è da preparare il consiglio federale che deciderà l’espulsione dell’ex tesoriere Francesco Belsito e discuterà di Rosy Mauro; cambierà le date dei congressi nazionali (tutti anticipati al 2 e 3 giugno) e farà in modo che prevedano l’elezione dei delegati al consiglio federale.
Ma soprattutto verrà fissata la data precisa del congresso federale, anticipato a giugno. Significa che oggi si saprà quando verrà incoronato il nuovo segretario.
Intanto, al di là delle cariche, per il presidente del Piemonte, Roberto Cota, però il leader “resta sempre Umberto Bossi”. E Maroni è una persona che stima “molto” così come “altri dirigenti della Lega”. Un’affermazione che non sembra certo una investitura, almeno per ora. Maroni sa di non mettere tutti d’accordo. E per smorzare ogni tensione ha ripetuto di non aver fatto nessuna corrente, “tutti i leghisti sono barbari sognanti”, espressione presa da Scipio Slataper, l’autore del “Mio Carso”. E con i giornalisti ha difeso il “Capo”.
La sensazione, ha ripetuto, “è che qualcuno abbia approfittato della buonafede di Umberto Bossi per favorire se stesso o altre persone”. Fra i due i rapporti sono “ottimi”, ha assicurato il presidente del Veneto Luca Zaia.
“Entrambi”, ha osservato, “hanno preso coscienza che si sta inaugurando un nuovo corso. Bossi anche questa volta ha saputo interpretare al meglio quest’ultimo passaggio della storia leghista”.

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