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“Fondi neri”, indagano anche Bologna e Genova

Le Procure hanno aperto fascicoli contro ignoti per presunte "gestioni allegre" dei rimborsi elettorali. Al centro delle inchieste le interecettazioni telefoniche.

(red.) Quello che Calderoli ha definito uno ”tsunami” continua a travolgere la Lega: dopo Milano, Napoli e Reggio Calabria, altre due procure, Bologna e Genova, indagano sulla ”gestione allegra” dei rimborsi elettorali del Carroccio.
Inchieste che al momento sono contro ignoti ma che potrebbero presto vedere l’iscrizione nel registro degli indagati di altri esponenti leghisti o di personaggi legati in qualche modo al partito.
Dopo le dimissioni del leader Umberto Bossi, a cui hanno fatto seguito quelle del figlio Renzo, eletto come consigliere regionale nella circoscrizione di Brescia con 13mila preferenze nel 2010, le accuse piovute addosso anche all’assessore allo Sport al Pirellone, la bresciana Monica Rizzi, cui la segreteria provinciale di Brescia ha chiesto di uscire dal partito, ora un nuovo terremoto potrebbe ulteriormente sconvolgere il Carroccio in altre sedi.
Si muovono infatti i magistrati del capoluogo emiliano e i loro colleghi genovesi, con un obiettivo comune: verificare la presenza di fondi in nero nei bilanci della Lega. Una possibilità che, elemento non di poco conto, hanno avanzato direttamente alcuni esponenti leghisti emarginati o addirittura espulsi dal partito.
E’, ad esempio, il caso di Bologna, dove il procuratore aggiunto Valter Giovannini ha aperto un fascicolo sulla base delle denunce fatte da alcuni ex esponenti emiliani del Carroccio. Prima tra tutte, quella di Carla Rustichelli, l’ex tesoriere della Lega a Bologna che più volte ha raccontato ai giornali di ”irregolarità nei bilanci” e di ”pagamenti in nero” e che proprio per questo, stando alle sue parole, è stata espulsa nel 2009 dal partito. La donna ha già fatto sapere di esser pronta a ripetere le cose che sa ai magistrati ed è probabile che nei prossimi giorni sarà sentita in procura.
Così come i magistrati potrebbero ascoltare Alberto Veronesi, altro ex leghista: nel 2010 presentò un esposto in procura per denunciare ”illeciti nella gestione dei rimborsi elettorali”. All’epoca il fascicolo fu archiviato ma alla luce di quello che sta emergendo in questi giorni, non è affatto escluso che Veronesi presenti una nuova denuncia. Su quanto è avvenuto in Emilia, tra l’altro, indicazioni importanti potrebbero arrivare anche da Manes Bernardini, il consigliere regionale che ha sfidato Merola alle elezioni per il sindaco, considerato un maroniano di ferro: ”la gestione degli anni di commissariamento non è stata nelle mani di Bologna”, ha ripetuto anche martedì. Lasciando intendere che in quel periodo la cassa era in mano ad un livello ‘nazionale’ o comunque in mano a qualcuno direttamente controllato dal ‘cerchio magico’.
Punta invece a chiarire i contorni di un episodio apparso nell’informativa del Noe dei carabinieri, l’inchiesta aperta dalla procura di Genova. Nelle carte che hanno svelato l’utilizzo dei rimborsi elettorali per le esigenze personali della famiglia Bossi, infatti, c’è un’intercettazione dalla quale emerge che l’ex tesoriere Francesco Belsito avrebbe dato 50 mila euro al segretario regionale ligure della Lega Francesco Bruzzone ”per farlo entrare nel Cda di Fincantieri”. Ruolo che poi ”effettivamente”, annotano i carabinieri, “Belsito ha ricoperto”.
La telefonata è tra lo stesso Belsito e il deputato leghista Giacomo Chiappori. ”Dopo che l’hai aiutato, che gli hai fatto vincere il congresso che non l’avrebbe mai vinto e biribì e biribò e biribò”, dice quest’ultimo parlando di Bruzzone, “questo bastardo si chiama fuori, ‘chi lo conosce Belsito’, perchè ti dico io che l’ha detto, ti dico io che l’ha detto”.
”Però”, risponde l’ex tesoriere della Lega, “50mila euro che si è preso per Fincantieri se l’è dimenticato questo!….la nomina del Cda eh!”. Chiamato in causa, Bruzzone ha spiegato così la vicenda: ”nel 2003, quando venne eletto nel Cda di Fincantieri, Belsito fece un’oblazione volontaria di 40mila euro in due tranche alla Lega. Tutto venne regolarmente dichiarato e io fui il promotore di quest’oblazione”. Versione che ora i pm dovranno verificare.
I magistrati genovesi, però, potrebbero anche decidere di sentire il candidato sindaco di Genova della Lega Edoardo Rixi che ”fin dal 2002” sollevò dubbi sulla presenza di Belsito nel Carroccio. Per capire se le sue sono solo sensazioni o se ha elementi concreti, come sembra emergere dalle sue parole: ”sollevai dubbi su di lui dal momento in cui si tesserò a Chiavari. Qui a Genova non lo voleva nessuno ma nessuno verificò. Ho cercato fino al 2007 di fare tutto il possibile, non ci sono riuscito”.

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