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Il giallo del lascito dell’anziana leghista

Secondo Repubblica il senatur avrebbe venduto un appartamento ereditato da una signora nel 2010 senza mai versare il denaro nelle casse del partito.

(red.) Mentre le inchieste sulla Lega Nord, travolte dalla bufera giudiziaria che si è abbattuta sull’utilizzo dei fondi destinati al partito (indagato l’ex tesoriere Francesco Belsito, che si difende dalle accuse e non ci sta a fare da “capro espiatorio” dell’intera vicenda) proseguono, con fascicoli aperti dalle Procure di Milano, Genova e Bologna, emergono alcune questioni economiche poco chiare che hanno come protagonista il clan di Umberto Bossi, la “The Family” così indicata in una cartella rinvenuta nella cassaforte di Belsito.
E’ giallo infatti sull’eredità che un’anziana militante leghista avrebbe lasciato al Carroccio. Lo riferisce il quotidiano La Repubblica che analizza il lascito di un appartamento donato alla morte della donna “all’on. Umberto Bossi, quale segretario della Lega Nord…”.
La volontà della signora sarebbe stata rispettata, secondo il giornale di Ezio Mauro, fino al punto in cui il senatur avrebbe deciso di vendere l’immobile, tralasciando però di versare il guadagno ottenuto nella casse di via Bellerio e anche di comunicare la compravendita alla Camera dei Deputati. Una “dimenticanza” che comporterebbe, se così fosse, non solo una conseguenza di carattere morale, ma anche, scrive il quotidiano, “legale e amministrativo: posto che Bossi ha violato la normativa parlamentare, dovrebbe pagare una sanzione pari a una cifra che varia da due a sei volte il valore della casa (480mila euro)”.
La vicenda ha inizio nell’agosto del 2003 quando Caterina Trufelli, classe 1931, leghista di Cicognara di Viadana (Mantova), ottenne, a seguito di una lunga disputa familiare, un appartamento situato al sesto piano di un palazzo in via  Mugello 6 a Milano. L’abitazione, 250 metri quadrati, composta da quattro stanze, cucina, bagno, ripostiglio e balconcini, cantina, solaio, è un bell’immobile, di pregio e di valore.
Nel testamento olografo che riporta la data del 20/08/2003 l’anziana signora scrive: “Io sottoscritta Caterina Trufelli, nel pieno possesso delle mie facoltà mentali revoco ogni mio precedente testamento e nomino erede universale l’onorevole Umberto Bossi, quale segretario della Lega Nord, nato a Cassano Magnago (VA) il 19/9/1941…” La donna è poi deceduta nel 2010 e le sue ceneri, come da volontà scritta, sparse nel fiume Po (definito “dio Po”).
Secondo Repubblica, a questo punto, Bossi avrebbe venduto la casa di via Mugello senza però versare il corrispettivo nelle casse del partito, né comunicando al Parlamento l’avvenuta operazione, tenendosi, dunque, è questa l’ipotesi, il denaro, ovvero 480mila euro. Soldi che non sarebbero mai stati “girati” a via Bellerio entro il termine fissato per le “donazioni volontarie”, ovvero 60 giorni.
Il tema case ritorna dunque nell’affaire Bossi, dopo le voci che hanno riguardato la ristrutturazione, a spese del partito, della villa del senatur a Gemonio, e l’affitto di un appartamento a Brescia nelle disponibilità del figlio Renzo. Ma anche, tra le operazioni immobiliari al vaglio ci sarebbero anche l’acquisto di una cascina a Brenta, vicino a Gemonio, intestata a Manuela Marrone, moglie di Bossi, e regalata all’altro figlio Roberto Libertà. E un mutuo acceso per la scuola in cui insegnava la “first sciura”, anche questo pagato dalla Lega.
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