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I precedenti: se la gelosia diventa ossessione

Non accettare la fine di una relazione. Mario Albanese non poteva dimenticare la ex, ma il suo caso non è isolato. Nel Bresciano altre due famiglie distrutte.

(red.) Non accettare la fine di una relazione, non riuscire a voltare pagine. Quando la gelosia diventa un’ossessione può spingere a gesti folli, come dimostra quanto accaduto sabato notte a San Polo, dove un uomo ha ucciso quattro persone, tra cui la sua ex e la figlia di lei. Mario Albanese, 34 anni, si era separato da due anni, ma era ancora ossessionato dalla donna con cui aveva avuto tre figlie. Un caso non isolato, come dimostra la cronaca, anche bresciana con due casi, ovviamete diversi ma accomunati dal fattore gelosia, nel 2010 e nel 2008.
Si chiamava Alberto Fogari il 44enne che, nel luglio del 2010, in località Cocche di Lonato (Brescia), uccise sua figlia Nicole di tre anni e si tolse la vita con un fucile. Era commesso dell’Auchan di Concesio ed era un amante della caccia.
I carabinieri trovarono sul cruscotto della Mitsubishi grigia dell’uomo, parcheggiata in una strada sterrata, nei pressi di un campo di granoturco dove erano stati trovati i corpi, un biglietto con qualche frase generica per giustificare la tragedia e una serie di scuse.
Secondo le testimonianze dell’agricoltore che aveva scoperto le salme, Mauro Gallina, la bambina era a terra sdraiata a pancia in giú. Il padre le aveva sparato due colpi alla schiena. Poi si era tolto la vita puntandosi il fucile alla testa. A poca distanza giaceva la carcassa del cane, un meticcio da caccia, pure freddato dal proprio padrone.
Alberto Fogari pare fosse rimasto molto turbato dalla sentenza del Tribunale che aveva disposto l’affidamento della figlia alla madre. Lui poteva vedere la bambina solo un giorno alla settimana. Inoltre la mamma di Nicole si era risposata.
Un caso ancora aperto, invece, quello di Paolo Esposito, l’imprenditore desenzanese, morto nel novembre del 2008 a a Trujillo, nelle Honduras, insieme con la figlia Valeria, di 5 anni, e ai due figli della sua ex compagna: Leonardo di 12 anni e Laura di 9.
L’inchiesta venne catalogata come un caso di omicidio-suicidio e così riportata dai media locali. Il 44enne originario di Verona ma trasferitosi poi con la famiglia d’origine nel Bresciano (genitori ed ex moglie dell’uomo vivono ancora a Brescia), avrebbe ucciso la figlia avuta con la compagna honduregna, Delia Fernandez, dalla quale stava separandosi, e i due avuti da una precedente relazione della donna, a seguito di una folle scenata di gelosia, degenerata poi nella strage.
Un fatto che sconvolse l’opinione pubblica, ma su cui la parola fine non è stata ancora messa. Due gli elementi di novità sui quali si  riaperta l’inchiesta: una telefonata che Esposito avrebbe ricevuto nel cuore della notte e che l’avvertiva che Delia si trovava in un locale senza avere con sé i bambini, lasciati a casa, e un foro di proiettile mancante sul corpo dell’uomo.
L’ambasciata italiana di Tegucigalpa ha svolto un’attività di indagine tra la fine del 2009 e i primi mesi del 2010, dalla quale sarebbero emersi elementi che potrebbero dare una svolta diversa ed inattesa alla vicenda.
Il16 novembre 2008, a Trujillo, Paolo Esposito venne ritrovato senza vita nella sua abitazione. Accanto a lui Valeria, 5 anni, e i due figli della sua ex compagna: Leonardo di 12 anni e Laura di 9. Sul corpo dei bambini vennero rinvenuti i proiettili della calibro 9 regolarmente denunciata e detenuta da Esposito, mentre sul cadavere dell’uomo, dagli esami autoptici effettuati, è risultato mancante il foro d’uscita del proiettile.
La famiglia Esposito l’anno scorso, da Brescia, ha incaricato i propri legali per ottenere copia del referto autoptico, documento che finora è stato negato dalle autorità dell’Hounduras.
E’ stato ricostruito inoltre che Paolo Esposito, la notte della tragedia, ricevette una telefonata che, intorno alla mezzanotte, lo avvertiva della presenza della oramai ex compagna in una discoteca della zona. L’uomo si recò nel locale dove trascinò fuori la donna e dopo averla strattonata ed insultata la aggredì lasciandola a terra ferita. Delia Fernandez sporse denuncia contro l’uomo, ma le forze dell’ordine, recatesi nell’abitazione di Esposito, si trovarono davanti al massacro.
Un quadro che ora potrebbe subire una modifica se le indagini portassero ad appurare la presenza di una seconda arma sul luogo del delitto, diversa da quella detenuta da Esposito e se venisse chiarita l’origine della misteriosa telefonata notturna.

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