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Legambiente: “Le banche non finanzino BreBeMi”

Secondo l'associazione del cigno non bisogna prestare soldi alle grandi opere e negarli alle imprese in difficoltà. Il messaggio è chiaro: "Rinunciamo all'autostrada".

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(p.f.) Bandiere e striscioni di Legambiente davanti all’Unicredit di corso Palestro per dire “no” alle banche lombarde che finanziano la BreBeMi.
Sono 546 i milioni prestati dagli istituti di credito a sostegno della contestata autostrada, 60chilometri di lunghezza, che è arrivata a costare ormai circa 2miliardi di euro. “Diciamo no ai soldi pubblici”, ha spiegato il referente della Bassa bresciana per Legambiente, Gabriele Pellegrini, “che vengono sperperati in modo assurdo. Quasi mezzo miliardo è stato prestato dalle banche per un’opera improduttiva e dannosa per l’ambiente, mentre le piccole e medie imprese soffrono, strangolate dalla stretta del credito”.
Tremila i piò di terreno agricolo fertilissimo spazzato via dall’autostrada. “Un’opera onerosa”, ha aggiunto Pietro Garbarino, del circolo di Brescia, “che è arrivata a cifre spropositate: dove andremo a finire? Assurdo il coinvolgimento delle banche, in un momento in cui le imprese sono strozzate, costrette a pagare un interesse medio del 9% sui soldi dati a credito”. Secondo Legambiente, non tutto però è ancora perduto.
“I cantieri della BreBeMi sono al 30%”, ha aggiunto Pellegrini, “si può tornare indietro, magari facendo passare la Tav sul tracciato già esistente”. Quale che sia il futuro della nuova autostrada., un punto è chiaro: le banche devono tornare a sostenere l’economia reale.
“Le banche indebitate continuano a prestare soldi alle grandi opere, perché ricevono input dalla politica. Ma per rilanciare l’economia servono migliaia di piccole opere, investendo sulla manutenzione e messa in sicurezza o ristrutturazione energetica di edifici già esistenti”.
Altra proposta di Legambiente per creare posti di lavoro e fare bene all’ambiente, è la riforestazione di Brescia e provincia con la piantumazione di 5milioni di alberi autoctoni. “Un progetto”, ha concluso Pellegrini, “che costerebbe 20milioni di euro spalmati su cinque anni. Nei prossimi giorni, riuniremo attorno a un tavolo i decisori, dalle amministrazioni alle società concessionarie di servizi, per valutare questa proposta”.

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