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Via Cerca, radioattività 500 volte superiore

Lo dice ancora una volta Radio Popolare, che per prima ha scoperchiato il vaso di pandora sul sito inquinato da Cesio 137. "Nuove incongruenze nei documenti".

(red.) La radioattività nell’ex cava Piccinelli di via Cerca, a Brescia, tra i quartieri di San Polo e Buffalora, sarebbe 500 volte superiore ai valori naturali della città. Lo dice ancora una volta Radio Popolare, che per prima ha scoperchiato il vaso di pandora sul sito inquinato da Cesio 137.
“Emergono nuove incongruenze nei documenti agli atti del Comune”, spiega una nota. “Il livello della radioattività misurato dalla ditta Nucleco nel ‘98 sarebbe di gran lunga superiore a quello rilevato dall’Asl di Brescia. Secondo l’Asl il valore massimo di radiazioni gamma sarebbe pari a 3μSv/h, circa 30 volte la radioattività naturale della città. Ma nel piano di bonifica elaborato dalla Nucleco sono riportati valori fino a 50μSv/h, 500 volte più alti del fondo naturale”.
E le radiazioni sarebbero presenti anche nella vegetazione cresciuta sopra le polveri al Cesio. “Secondo le autorità però”, continua Radio Popolare, “le radiazioni non uscirebbero dall’area della cava. Anche se il sito è stato a suo tempo interdetto alla popolazione con un’ordinanza del sindaco, l’Arpa ha notato che sono stati aperti varchi nella recinzione, e vi è il pericolo che qualcuno si trovi inconsapevolmente a camminare nell’area contaminata”.
Nel progetto di bonifica elaborato dalla Nucleco, società del gruppo Sogin, costato al Comune di Brescia diversi milioni di lire, emergerebbe anche un errore di valutazione. Quale? “Si intendeva asportare solo gli strati superficiali del terreno, per poi tombare le scorie più profonde con terra non contaminata. Ma non avrebbe comunque scongiurato quello che a soli 12 anni di distanza è diventato il pericolo numero uno: la risalita della falda di circa quattro metri, fino a quello che anni fa era il suo livello naturale, con la probabile formazione di percolato al Cesio. Attualmente il piano di Nucleco è l’unico a disposizione del Comune di Brescia, approvato anche dall’Asl”.

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