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Visita della famiglia in carcere per Cristiani

L'ex vicepresidente lombardo ha potuto incontrare i figli e la moglie il giorno della vigilia di Natale. I suoi legali riformuleranno la richiesta dei domiciliari.

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(red.) Dopo 25 giorni di detenzione e di isolamento, prima nel carcere bresciano di Canton Mombello, poi in quello di San Vittore a Milano, l’ex vicepresidente del Consiglio regionale lombardo Franco Nicoli Cristiani ha ottenuto l’autorizzazione a ricevere visite dai familiari.
Il politico bresciano, esponente del Pdl, partito da cui si è autosospeso, è stato arrestato a Brescia nel corso di un’inchiesta della procura per corruzione e traffico illecito di rifiuti. Nella sua abitazione a Mompiano i carabinieri hanno rinvenuto una mazzetta da 100mila euro, in banconote da 500, soldi che gli sarebbero stati versati dall’imprenditore bergamasco Pierluca Locatelli per “accelerare” le procedure di autorizzazione al Pirellone per la realizzazione di una discarica di amianto a Cappella Cantone, nel Cremonese.
Cristiani  ha potuto vedere i figli, Attilio e Rachele, e la moglie, che lo hanno raggiunto al carcere milanese. Nicoli si è visto rigettare per due volte la richiesta dei domiciliari formulata dai suoi legali.
Anche le visite gli erano state negate dal gip bresciano Cesare Bonamartini che, a seguito dell´incontro al Verziano con i colleghi di partito Stefano Saglia e Giuseppe Romele, aveva respinto ogni richiesta poiché “Nicoli”, aveva, “ancora buone entrature in politica ed era concreto il pericolo di reiterazione del reato”.
L’incontro con la famiglia, durato una trentina di minuti, è avvenuto il 24 dicembre, vigilia di Natale.
I legali dell’ex vicepresidente lombardo hanno già annunciato che riformuleranno una nuova richiesta per i domiciliari.

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