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Delitto del forno: “Lucida e premeditata violenza”

Per il gip, Simone Visani saprebbe maneggiare con abilità le armi e avrebbe ucciso l'ex amico Michele Peroni "con premeditazione aggravata da futili motivi".

Simone Visani il presunto killer di Michele Peroni(red.) Un’amicizia stretta che si incrina. Si spezza irrimediabilmente e i rimproveri per l’insana passione per le armi, le critiche alla vita privata da parte dell’oramai ex amico ed ora solo collega di lavoro, che diventano, nella mente del presunto omicida, intollerabili.
Quattro giorni dopo l’arresto di Simone Visani, il 27enne di Calvisano accusato dell’omicidio premeditato e aggravato dai futili motivi, ma anche del tentativo di occultamento del cadavere di Michele Peroni, ucciso con un colpo sparato alla nuca a distanza ravvicinata lo scorso 12 agosto nei locali del cementificio Fassa Bortolo di Montichiari, emergono alcuni particolari che, sebbene non riescano comunque a spiegare un omicidio tanto assurdo, tuttavia provano a delineare il contesto in cui possa essere scaturita la follia che ha armato la mano del presunto killer.
Sembra che il movente vada proprio ricercato nel rapporto che univa i due ragazzi, coetanei e così diversi tra loro.
A riferirli agli inquirenti sono i colleghi della Fassa Bortolo che hanno sempre descritto  Michele Peroni come persona stimata e ben voluta, mentre il ritratto del presunto assassino rivela qualche ombra: non un particolare attaccamento al lavoro, carattere chiuso, difficoltà di relazione con gli altri. Nelle testimonianze rese agli inquirenti vengono riferiti diversi episodi di screzi tra i due poi degenerati spesso in liti vere e proprie.
Ma non solo le testimonianza dei colleghi, ci sarebbero anche i riscontri scientifici effettuati dai Ris di Parma sui frammenti del proiettile rinvenuto nella nuca della vittima e quelli sull’arma sequestrata in casa di Visani. Per gli inquirenti il legame tra il ragazzo e l’arma detenuta dal padre, ex guardia giurata, nell’abitazione di Mezzane di Calvisano, è stretto e la compatibilità tra la Magnum 357 e quella del delitto molta alta.
Per il gip Enrico Ceravone, che ha disposto la custodia in carcere, Simone Visani sapeva maneggiare le armi e avrebbe ucciso il collega con “lucida, premeditata ed estrema violenza”.
“L’inclinazione all’uso delle armi, la sproporzione tra l’omicidio e i motivi scatenanti”, sarebbero riferibili ad “una personalità altamente incline alla reiterazione di analoghe condotte criminose, in particolare reati contro la persona e con l’uso delle armi”. Per questo l’applicazione delle misure cautelari e il trasferimento in carcere per l’indiziato.
Visani ha scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere. Il suo alibi, quello di essere rimasto  casa a guardare un film non reggerebbe. Per gli inquirenti il ragazzo avrebbe finito il turno di lavoro, quindi sarebbe uscito di nuovo, armato, e avrebbe raggiunto il cementificio, sapendo che Peroni avrebbe effettuato il turno di notte, quindi, dopo avere raggiunto la postazione per colpirlo, senza farsi riprendere dalle telecamere di sicurezza interne all’azienda, lo avrebbe raggiunto con un colpo esploso alle spalle, a distanza ravvicinata, e quindi avrebbe tentato, senza riuscirvi a causa della apertura temporizzata dei macchinari, di gettarlo nel forno per far scomparire il cadavere.

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