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Visani non risponde alle domande

Si è avvalso della facoltà di non rispondere Simone Visani, il 27enne di Mezzane di Calvisano arrestato con l'accusa di essere il killer di Michele Peroni.

Simone Visani il presunto killer di Michele Peroni(red.) Si è avvalso della facoltà di non rispondere. Simone Visani, il 27enne residente a Mezzane di Calvisano (Brescia), operaio alla Fassa Bartolo di Montichiari, arrestato con l’accusa di essere il killer di Michele Peroni, coetaneo e collega di lavoro, ucciso con un colpo di pistola alla nuca nella notte del 12 agosto nei locali del cementificio, ha sostenuto sabato l’interrogatorio di garanzia in carcere davanti al gip Enrico Ceravone che ha firmato l’ordine di custodia cautelare.
E’ lui, secondo gli inquirenti, l’assassino che lo scorso 12 agosto, nello stabilimento Fassa Bortolo di Montichiari, ha freddato con un colpo di pistola alla nuca Michele Peroni. Ma per ora alle domande che per circa 20 minuti gli sono state poste ha risposto col silenzio. E anche il suo avvocato Luca Perugini non ha rilasciato dichiarazioni. Vuole vedere gli atti, poi deciderà. Sul suo assistito ha detto che è stanco, in difficoltà per la mancanza degli occhiali da vista, che la polizia giudiziaria ha acquisito per sottoporli a verifiche di laboratorio.
Venerdì pomeriggio i carabinieri del comando provinciale di Brescia avevano svelato alcuni dettagli delle indagini, a meno di due mesi dal ritrovamento del corpo.
Secondo gli inquirenti, l’assassino era un tipo taciturno e asociale, che ben conosceva la sua vittima. I due erano amici di vecchia data, avevano trascorso le vacanze insieme in passato, ma ultimamente si era incrinato qualcosa nei loro rapporti, tanto che  sembra discutessero spesso. In particolare Visani sembrava non gradisse le critiche di Peroni sulla sua vita privata, e quella sua passione quasi maniacale per le armi che collezionava.
Ancora da accertare il movente che ha armato la mano del presunto assassino, che secondo gli inquirenti avrebbe utilizzato proprio la calibro 365 detenuta dal padre nell’abitazione della frazione bresciana e che era conservata in una cassaforte le cui chiavi sono state trovate nel cassetto di Visani.
Per gli inquirenti, infatti, sono stati decisivi i riscontri balistici effettuati dai Ris di Parma che avrebbero trovato una strettissima compatibilità tra la camiciatura del frammento di proiettile rimasto nel cranio della vittima e le munizioni dell’arma ritrovata. Si attendono ora i risultati degli esami biologici e degli Stub.

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