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Piani cave, il via alla riforma della legge

Tre distinti provvedimenti firmati da Lega Nord, Pd e Idv. Maggiore tutela ambientale e più controlli, inasprimento delle sanzioni, più poteri alle Province.

(red.) Più rigore nelle opere di bonifica, recepimento obbligatorio della Valutazione Ambientale Strategica, più poteri alle Province (o ai soggetti territoriali che ne assorbiranno le funzioni), inasprimento delle sanzioni per gli illeciti, agevolazioni per le imprese escavatrici virtuose.
Sono questi i punti principali su cui poggia la riforma della legge che regola l’attività delle cave minerarie lombarde che ha preso il via mercoledì in Commissione “Ambiente”.
Sul tavolo tre diversi progetti di legge che si propongono di modificare e aggiornare la legge regionale n.14 del 1998 in materia di piani cave: uno sottoscritto dalla Lega Nord, uno presentato dal Partito Democratico e uno dall’Italia dei Valori.
La questione interessa anche il Bresciano dove la presenza e, soprattutto, la riconversione dei siti ha suscitato diversi dibattiti e prese di posizione, come, nel caso del Parco della Macogna.
“Si tratta di tre proposte tra loro molto simili, è presumibile che alla fine si giungerà ad accorparle in un unico provvedimento che ci auguriamo possa essere condiviso all’unanimità da tutte le forze politiche presenti in Consiglio regionale”, ha auspicato il presidente della Commissione Giosuè Frosio (Lega Nord), che dei provvedimenti ne è anche relatore. “L’esperienza del recente piano cave di Bergamo e quello di altre realtà come Varese, hanno evidenziato la necessità di ammodernare e modificare la legge attuale, ormai vecchia di oltre tredici anni”.
Numerosi i punti su cui in Commissione è stata già trovata ampia convergenza: tra questi la necessità di una maggiore tutela ambientale anche attraverso il recepimento obbligatorio della Vas (Valutazione Ambientale Strategica) come da normativa europea, l’introduzione di maggiore rigore e controlli nelle opere di recupero e di bonifica, l’inasprimento delle sanzioni pecuniarie per gli illeciti, l’attribuzione di un ruolo centrale nella predisposizione dei piani cave alle Province o ai soggetti territoriali che in futuro dovessero eventualmente assorbirne le funzioni.
“Stiamo valutando”, ha spiegato Giosuè Frosio, “anche la possibilità di sospendere tutte le autorizzazioni regionali agli operatori responsabili di danni all’ambiente, con la possibilità di arrivare addirittura all’esproprio dell’area di proprietà qualora l’operatore non dovesse rispettare le prescrizioni di legge nemmeno in seguito a richiami e sanzioni”.
Misure che il presidente della Commissione regionale non vuole siano però intese come strumenti intimidatori nei confronti degli imprenditori del settore. “L’attività di escavazione è fondamentale per l’intero comparto dell’edilizia”, ha sottolineato Frosio, “e dovere dell’istituzione è favorire e agevolare coloro che operano in modo virtuoso”.
Va in tale direzione l’ipotesi di prevedere nel nuovo provvedimento di legge strumenti che possano incentivare il recupero qualitativo di cave dismesse.

 

 

 

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