Caro carburanti, a Brescia prezzi sopra la media regionale
Con una media del gasolio a 2,313 euro al litro, il dato Bresciano mette in evidenza le difficoltà incontrate quotidianamente da artigiani e piccole imprese, per cui gli spostamenti su strada sono spesso indispensabili.
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Brescia. Il gasolio self service viaggia ormai a una media di 2,313 euro al litro in provincia di Brescia, mentre la benzina ha raggiunto 2,101 euro. È la fotografia al 2 ottobre dei dati Mimit – Osservatorio prezzi carburanti, che restituisce anche forti differenze all’interno del territorio provinciale, con punte che arrivano a 2,520 euro per il gasolio a Lumezzane e 2,510 euro a Tremosine. Per la benzina si raggiungono 2,299 euro a Sabbio Chiese.
Il dato bresciano si inserisce in un quadro regionale già particolarmente pesante. In Lombardia il prezzo medio è di 2,291 euro al litro per il gasolio self service e di 2,083 euro per la benzina self service. A Brescia, dunque, entrambi i carburanti risultano più cari della media lombarda: rispetto dato del 2 ottobre, circa 2 centesimi di euro in più al litro per il gasolio e 1,7 centesimi per la benzina.
Differenze che assumono un peso particolare per artigiani e piccole imprese che utilizzano quotidianamente furgoni e veicoli da lavoro e per quelle che operano nelle aree più distanti dai principali centri, dove gli spostamenti su strada sono spesso indispensabili. Le divergenze rilevate tra i comuni mostrano inoltre come l’aumento dei carburanti possa avere effetti differenti anche all’interno della stessa provincia, penalizzando maggiormente alcuni territori.
A dare la misura della pressione esercitata dall’energia sull’economia è l’ultimo aggiornamento di Cna nazionale. Dall’inizio del conflitto in Iran, famiglie e imprese italiane avrebbero sostenuto un maggiore esborso energetico stimato in circa 16,5 miliardi di euro rispetto ai prezzi medi di febbraio. Quasi la metà deriva dai carburanti: il maggiore costo di benzina e gasolio è stimato tra 7,4 e 7,6 miliardi di euro. Seguono l’energia elettrica, con 5,8-6 miliardi, e il gas direttamente consumato da famiglie e imprese, con 3-3,3 miliardi.
Le prospettive per gli ultimi mesi dell’anno restano quindi difficili. Secondo le stime di Cna, se i prezzi calmierati di benzina e gasolio saranno prorogati fino alla fine dell’anno e le quotazioni di elettricità e gas rimarranno sui livelli medi di settembre, il maggiore conto energetico per famiglie e imprese potrebbe raggiungere circa 33 miliardi di euro alla fine del 2026.
«Il caro energia sta sottraendo miliardi ai consumi delle famiglie e agli investimenti delle imprese – dichiara il presidente nazionale della Cna, Dario Costantini –. Per le piccole aziende questi maggiori costi riducono i margini, frenano innovazione e occupazione e si trasferiscono inevitabilmente lungo le filiere produttive. Ogni furgone è diventato una bolletta viaggiante».
«Per molte attività – sottolinea Giordano Apostoli, presidente di Cna Brescia – il furgone o il mezzo aziendale è uno strumento di lavoro quotidiano e, quando il gasolio arriva in provincia a una media di 2,349 euro al litro, l’impatto sui costi è immediato. Parliamo di micro e piccole imprese che hanno margini limitati per assorbire rincari di questa portata e che rischiano di dover sottrarre risorse agli investimenti. Gli interventi adottati hanno contribuito a frenare i prezzi negli ultimi giorni del mese, ma non possono sostituire una strategia strutturale. Servono maggiore trasparenza nella formazione dei prezzi, misure realmente accessibili alle micro e piccole imprese e l’utilizzo dell’eventuale maggiore gettito fiscale prodotto dai rincari per alleggerire il costo dell’energia. È una questione di competitività: le imprese devono essere messe nelle condizioni di programmare e investire senza essere continuamente esposte alla volatilità dei costi energetici».




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