Lombardia, export stabile ma crescono i divari: Brescia a +0,7%
Nei primi tre mesi dell’anno le esportazioni regionali superano i 40,9 miliardi di euro, ma solo sei province su 12 registrano una crescita.
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Brescia. La Lombardia mantiene la propria posizione di locomotiva dell’economia italiana, ma dietro la sostanziale stabilità dell’export emergono differenze sempre più marcate tra le province.
È il quadro delineato dalla Uil Lombardia sull’andamento del sistema produttivo regionale nel primo trimestre 2026, caratterizzato anche dalla pressione sui costi, dal peggioramento delle aspettative e dall’aumento della cassa integrazione straordinaria.
Nei primi tre mesi dell’anno l’export lombardo ha superato i 40,9 miliardi di euro, con una variazione annua dello 0,0% e una contrazione del 6,5% rispetto al trimestre precedente. La regione continua a rappresentare il 25,2% delle esportazioni italiane, con il manifatturiero che pesa per il 97% del totale.
Sul fronte delle importazioni, il valore si è attestato a 42,8 miliardi di euro, in calo del 7,5% su base annua e del 2% rispetto al quarto trimestre 2025. Il saldo commerciale resta quindi negativo per circa 1,9 miliardi di euro.
Tra le province lombarde il quadro è tutt’altro che uniforme. Soltanto sei territori su 12 hanno chiuso il trimestre con un incremento delle esportazioni.
A guidare la classifica è Varese, con un balzo del 23,2%, seguita da Lecco (+6,3%) e Monza e Brianza (+5,7%). Più contenuti gli incrementi di Mantova (+0,5%) e Cremona (+0,1%), mentre Brescia registra un +0,7%.
In territorio negativo figurano invece Bergamo (-6,4%), Como (-2,2%), Milano (-0,5%), Pavia (-14%), Sondrio (-16,2%) e Lodi, ultima con un pesante -21,6%.
Per il segretario Uil Brescia Mario Bailo, il dato bresciano descrive un’economia sostanzialmente stagnante ma ancora resiliente. La forte vocazione alla manifattura, alla metallurgia e alla meccanica consente alla provincia di contenere la flessione, ma il margine di crescita resta molto ridotto.
A preoccupare sono soprattutto il costo dell’energia e delle materie prime, insieme al peggioramento delle aspettative delle imprese e alla crescita della cassa integrazione straordinaria. Secondo Bailo, senza interventi strutturali sulle filiere strategiche il piccolo margine positivo potrebbe trasformarsi rapidamente in una fase di contrazione.
Anche a livello settoriale emergono andamenti divergenti. Nel primo trimestre crescono le esportazioni dei mezzi di trasporto (+12,1%) e della farmaceutica (+9,7%), mentre arretrano tessile, abbigliamento e pelli (-7,9%), chimica (-6,1%) e macchinari (-5,5%).
Tra i mercati di destinazione aumentano le vendite verso la Svizzera (+21,2%) e, più moderatamente, verso l’Unione europea (+1%). Diminuisce invece l’export verso gli Stati Uniti, con una flessione del 4,4%.
Il quadro occupazionale presenta un’altra dinamica da monitorare. La cassa integrazione complessiva è diminuita del 14,4% e quella ordinaria del 26,2%, ma la Cigs è aumentata del 14,9%, una componente maggiormente legata a riorganizzazioni, crisi aziendali e contratti di solidarietà.
Per la Uil Lombardia, la media regionale non è più sufficiente a fotografare le condizioni del sistema produttivo. Il divario tra le diverse province rende necessario un monitoraggio più puntuale delle economie locali e delle filiere.
La proposta è quella di affiancare al Patto per lo Sviluppo una lettura industriale provinciale stabile, concentrata su filiere strategiche, investimenti, competenze, gestione della cassa integrazione e vertenze aziendali.
La Lombardia, dunque, non è ancora in una fase recessiva, ma i segnali raccolti nei primi mesi del 2026 indicano una situazione da monitorare con attenzione. E per Brescia, quel +0,7% racconta una tenuta ancora presente, ma sempre più fragile.








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