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Apindustria, quarto trimestre 2021 positivo per le Pmi bresciane

(red.) Il quarto trimestre del 2021 si conferma positivo per le Pmi bresciane. A osservarlo è l’indagine congiunturale su un campione di cento imprese associate (per oltre la metà metalmeccaniche o della gomma-plastica) curata dal Centro Studi Apindustria Confapi Brescia e che confronta i dati del trimestre in esame rispetto al precedente.
I risultati dicono che per circa quattro imprese su cinque (78%) il fatturato è in crescita o stabile, così come gli ordini (78%) e la produzione (83%). Molto positivi anche i riscontri sull’occupazione (in crescita o stabile per il 96% delle imprese) e sugli investimenti (98%, di cui circa la metà in rafforzamento). Resta alta la preoccupazione per i costi di produzione, in ulteriore crescita. «L’analisi di dettaglio delle due principali componenti di costo, l’energia e le materie prime, conferma un quadro reso ancor più preoccupante dalla non transitorietà dei rialzi, come ormai evidente da mesi – si legge nel rapporto -. I rincari sono marcati su base trimestrale per il 74% delle imprese del campione, più contenuti per un altro 20%». I rincari nei costi della produzione, sostenuti ormai sistematicamente dalle imprese, hanno imposto da mesi continue revisioni al rialzo dei listini applicati ai clienti.

Il 2021
Su base annua, il 2021 si chiude con risultati particolarmente positivi nei principali indicatori congiunturali. Fatturato e produzione crescono per circa otto imprese su dieci. Vi è però un 16% di aziende che registra fatturati in calo e che mostra segnali di fragilità già osservati in precedenti analisi congiunturali e ricerche realizzate dal Centro Studi.

Le prospettive per il primo semestre 2022
Le prospettive per i prossimi mesi suggeriscono prudenza. Il 32% delle imprese prevede la continuazione della crescita, il 54% del campione immagina una situazione stabile e il 14% teme una contrazione. Percentuali simili vi sono anche per il mercato europeo (intra ed extra Ue) mentre in America e Asia la percentuale di ottimisti è inferiore (21% e 10% la percentuale di coloro che prevedono una crescita anche per il semestre in corso).
In tutti regna la preoccupazione per i costi dell’energia e le difficoltà di approvvigionamento delle materie prime. «L’incertezza per i prossimi mesi porterebbe dunque, da un lato, ad implementare un atteggiamento prudenziale (incremento scorte) a fronte di previsioni di ulteriori rialzi; dall’altra parte, di un senso di attesa circa quanto potrà accadere – osserva il report -: i timori di ulteriori aumenti di prezzo continueranno a rappresentare la maggior fonte di incertezza, che, tuttavia, si accompagna alle difficoltà dettate dal fattore tempo. I ritardi di consegna, che già hanno generato complessità gestionale per quattro intervistati su dieci, sembra qualificheranno con maggior intensità i prossimi mesi. Meno evidenti invece i timori di mancate consegne».

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