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Stop alle delocalizzazioni selvagge, il piano del Governo

Stretta alle aziende che investono in Italia solo per ottenere agevolazioni. Spiraglio anche per la Timken?

(red.) Chiusure aziendali con preavviso di almeno sei mesi. Nomina di un advisor interfaccia con le istituzioni e stesura di un piano per contenere le ricadute occupazioni ed economiche. Sanzioni e blacklist per chi usufruendo di agevolazioni per insediarsi in Italia delocalizzi successivamente, spostandosi in altri territori. Sono questi alcuni dei punti che emergono nelle bozze del decreto anti delocalizzazioni che sarà esaminato nel consiglio dei ministri dopo la pausa estiva.

Il governo  sta studiando misure ad hoc per impedire (limitare) alle imprese, si legge in una nota del Mise, di delocalizzare in modo aggressivo.

L’obiettivo della stretta, nel pieno rispetto della libertà d’impresa, è stabilire delle regole affinchè l’Italia non sia più per alcuni imprenditori stranieri solo un passaggio, giusto il tempo di usufruire di alcune agevolazioni e contributi per poi chiudere l’attività licenziando lavoratori e danneggiando l’indotto. La nuova legge antidelocalizzazioni, su cui stanno lavorando Todde per il M5S e Orlando per il Pd – si legge sempre nella nota diffusa dall’ufficio stampa della viceministra – potrebbe essere varata a settembre.

E non è escluso si trovi il modo di applicarla alle vertenze in corso, tra cui quella in atto alla Timken di Villa Carcina, nel bresciano, dove, da un mese, i 106 addetti del siti produttivo sono in presidio permanente dopo la notizia della chiusura dello stabilimento.

Tra le proposte quella di comunicare ogni scelta in maniera preventiva alle istituzioni, quella di convocare un tavolo istituzionale, quella di redigere un c.d. Piano di reindustrializzazione, che indichi le potenzialità del sito produttivo ed eventuali riqualificazioni, obbligare le imprese all’utilizzo forzoso degli ammortizzatori nel caso in cui non rispettino la procedura, obbligare a comunicare alle Istituzioni con congruo anticipo (circa sei mesi) se si vuole chiudere.

Le aziende che non rispetteranno la procedura dovranno obbligatoriamente accedere agli ammortizzatori sociali. Se nei precedenti cinque anni hanno preso soldi pubblici dovranno restituirli con gli interessi. E se violeranno la nuova procedura dovranno anche pagare una multa salata: il 2% del fatturato. Inoltre, la proprietà deve cercare per almeno tre mesi un potenziale compratore. In caso di violazioni lo Stato può chiedere indietro gli eventuali incentivi pubblici concessi e comminare multe fini al 2% dei ricavi.

 

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