Come vedono i bresciani gli imprenditori? E loro, come si vedono? Risponde un sondaggio

La ricerca, promossa dal Gruppo LE Imprenditrici, è stata svelata in un evento online intitolato “L’imprenditore: attore fondamentale dell’economia o un cinico orientato solo al profitto?”.

(red.) Sono stati presentati nel pomeriggio di martedì 30 marzo, durante l’evento online “L’imprenditore: attore fondamentale dell’economia o un cinico orientato solo al profitto?”, i risultati del progetto E.L.I.-Essere l’Impresa, promosso dal gruppo LE Imprenditrici con l’obiettivo di affrontare il tema dell’identità imprenditoriale.
Il lavoro di ricerca di E.L.I.-Essere l’Impresa – realizzato da Nomesis ricerche e soluzioni di marketing con la direzione di Ezio Giovanni Maestri – ha coinvolto oltre 1.300 aziende e un migliaio di cittadini della provincia bresciana, attraverso un sondaggio proposto via web e tre focus group di approfondimento.

Tra i principali temi affrontati, figura la percezione dell’utilità sociale della figura dell’imprenditore, che ha registrato un voto – su una scala tra 1 (per nulla utili) e 10 (molto utili) – di 7,8 tra la popolazione, e di 9,3 tra gli associati, alle spalle di medici (voto 9,3 e 9,2), operai (8,8 e 8,6) e insegnanti (8,8 e 9,2).
Per la percezione delle caratteristiche personali degli imprenditori, essi vengono visti e si vedono come «Determinati» (54,9 nella popolazione, 80,9 tra gli associati), «Motivati» (48,5 e 77,6) e «Pronti alle sfide» (45,3 e 74,9).
L’immagine sociale degli imprenditori rivela la prevalenza delle componenti dell’«Essere» (auto-realizzazione) su quelle dell’«Avere» (ricchezza) sia per quanto concerne l’auto-immagine che l’immagine percepita dalla popolazione. Il 19,4% della popolazione ritiene però che siano più motivati ad inseguire il guadagno di quanto non siano spinti ad auto-realizzarsi nel lavoro.

Per il rapporto con lo Stato, l’Italia ostacola secondo il campione la nascita di imprese. Lo ritiene la stragrande maggioranza sia della popolazione (79,8%) che degli associati (90,2%); le relative cause sono: Burocrazie, Tasse e (solo per gli associati) scarsa Cultura di impresa.
Tra i motivi che spingono a diventare imprenditori emergono percezioni diverse tra popolazione e associati. Tra la popolazione prevale la dimensione della «Valorizzazione delle competenze personali» (17,5%) e del «Sogno» (17,5%) mentre tra gli associati prevalgono quelle della «Ricerca di soddisfazione personali» (32,7%) e dello «Ambizione» (19,0%).

I fattori che determinano il successo sono invece «competenze» e «relazioni». Per la popolazione e gli associati i principali fattori determinanti sono «Collaboratori competenti» (64,0% e 88,5%) e «Competenze proprie dell’imprenditore» (53,3% e 79,2%). Seguono la «Conoscenza di persone giuste» (20,2% e 41,2%) e «Sponsor politici» (1,6% e 21,0%).
Nell’intreccio con il contesto si evidenzia un caleidoscopio di atteggiamenti. «Senza impresa non ci sarebbe lavoro» è un concetto che vale per il 36,8% della popolazione e per il 71,0% degli imprenditori; «Gli imprenditori pensano solo a se stessi»: (solo) popolazione 45,4%.
Per quanto attiene al profilo psicografico, gli associati si vedono più intraprendenti ed ottimisti. Il confronto tra associati e popolazione è rivelatore: «Mi considero molto…» ‘intraprendente’ (51,4% vs 14,5%); ‘ottimista’ (48,6% vs 18,4%); ‘crede nel proprio valore’ (48,1% vs 29,1%); ‘che si fida degli altri’ (31,1% vs 16,2%).
Sul rapporto con la politica, 4 associati su 5 hanno risposto. Il 34% degli associati si auto-colloca nell’area allargata del centro-sinistra, il 9% nell’area del centro ed il 39% in quella del centro-destra; il 20% non si riconosce nella logica Destra/Sinistra.

Tra abilità, competenze e valori degli imprenditori, le abilità individuate sono capacità decisionale (96,5%) e capacità di problem solving (93,4%); le attività prevalenti: garantire il lavoro (89,3%) e prestare ascolto ai collaboratori (87,0%).
Su fiducia e modelli decisionali degli associati a Confindustria Brescia, è la «velocità» la cifra del lavoro imprenditoriale; solo il 10% prende decisioni da solo; la metà interpella consulenti esterni; solo il 3% degli associati ritiene che l’immagine aziendale verso l’esterno trasmessa dai collaboratori sia negativa.
Infine, il rapporto degli associati con Confindustria Brescia evidenzia luci ed ombre. Il 50,8% degli associati dà un voto di piena soddisfazione (8-10). Circa il 30% degli associati indica di conoscere poco o per nulla l’attività dell’associazione e il 25% si sente poco o per nulla rappresentato.

Alla presentazione del progetto, moderato dalla giornalista Debora Rosciani, hanno preso parte Giuseppe Pasini (presidente Confindustria Brescia), Daniela Bandera e Renata Pelati (coordinatrici LE Imprenditrici Confindustria Brescia), Michele Lancellotti (delegato Confindustria Brescia a Sviluppo Associativo, Zone e Settori), Flaminio Squazzoni (professore di Sociologia, Università degli Studi di Milano) e Maria Grazia Speranza (docente di Ricerca Operativa, Università degli Studi di Brescia). Nel corso dell’evento, si è inoltre tenuta una tavola rotonda con le testimonianze degli imprenditori Luisa Franceschetti (Saccheria F.lli Franceschetti), Matteo Meroni (Mega Italia Media), Giancarlo Turati (Fasternet) e Barbara Ulcelli (IMG).

“Ogni imprenditore conosce la fatica, le responsabilità e le difficoltà di questa professione – dichiara Giuseppe Pasini, presidente Confindustria Brescia – e ha consapevolezza di quanto poco la società sia conscia di questi aspetti, ma vedere i dati che sono emersi dal progetto ci ha consentito di mettere a fuoco una distanza tra la percezione che gli imprenditori hanno di sé stessi e l’immagine sociale ben più rilevante di quanto pensassimo. Ciò che intuivamo era la punta dell’iceberg. Il Progetto “E.L.I. – Essere l’Impresa” ci permette di disporre di dati concreti, utili per porre le basi di nuove strategie di rappresentanza e azione coerenti”.

“Cosa pensa l’imprenditore di sé stesso? E cosa pensa di lui la società? Come è visto dalla “gente”? Sono queste le domande da cui ha preso il via il progetto – spiega Renata Pelati, co-responsabile de LE Imprenditrici di Confindustria Brescia –. La distanza tra come ci vediamo come imprenditori e come veniamo percepiti danneggia non solo l’azienda, ma anche la società. Senza impresa, infatti, non c’è lavoro e tantomeno prosperità. Sono tutti consapevoli di questo? Questa analisi ci ha fornito dati concreti su cui lavorare per capirne chiaramente le ragioni, e soprattutto per mettere a fuoco le azioni da mettere in atto per sradicare questo dannoso pregiudizio ed essere attori del cambiamento.”

“L’opinione degli imprenditori è essenziale per costruire un quadro di riferimento che ci possa aiutare non solo a capire chi siamo, ma anche a comprendere quali possono essere le basi per un’azione comune che sappia cogliere le sfide del nostro tempo – spiega Daniela Bandera, co-responsabile del gruppo LE Imprenditrici –. L’indagine permette di capire cosa possiamo fare insieme per rendere chiaro il valore che l’impresa e gli imprenditori portano nella società ma anche cosa possiamo fare come attori sociali che vogliono il bene della propria impresa, del territorio e della società che la circonda. I risultati ci dicono in modo chiaro che gli imprenditori e le imprenditrici sono consapevoli che non basta farsi carico del proprio lavoro e farlo bene, ma ci si debba impegnare socialmente affinché ciò venga riconosciuto”.

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