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Cna Brescia, “incomprensibili le chiusure di ristoranti e centri estetici”

(red.) Mancano ormai poche ore alla nuova e pesante “stretta rossa di Natale” prevista dal Governo, con bar e ristoranti tutti chiusi, così come i centri estetici.
Come avvenuto in passato, mantenendo come “dogma” che la salute viene al primo posto e condividendo i timori per un possibile aumento dei contagi in coincidenza delle festività, per Cna Brescia restano incomprensibili alcune chiusure, viste le misure di sicurezza messe in atto nei ristoranti, dove il numero di commensali è stato ridotto e dove vengono rispettate con rigore tutte le norme. Lo dimostra il fatto che i ristoranti, nei mesi scorsi, non sono mai stati fonti di contagio o focolai. La chiusura natalizia costerà al settore diversi miliardi di euro, che si aggiungono ai quasi trenta già persi nei mesi scorsi.

 

“La decisione è stata di chiudere, senza se e senza ma – dichiara la presidente di Cna Brescia Eleonora Rigotti -, ma ora il Governo deve impegnarsi a erogare ristori adeguati, consistenti e sufficienti a compensare danni così ingenti. E in tempi brevi: quanto fatto finora non basta, serve un rinforzo più generale su tutto. Abbiamo avuto conferma, nelle scorse settimane, che utilizzando responsabilità, buon senso e rispetto dei protocolli è possibile tenere aperti gli esercizi e consentire così un minimo di sussistenza ai ristoratori”.
Il medesimo appello vale per i centri estetici: continua ad apparire incomprensibile l’esclusione dei servizi di estetica dalle attività consentite nelle zone rosse. “Al pari degli acconciatori – aggiunge Rigotti – queste imprese hanno sempre garantito altissimi standard di sicurezza per loro stessi e per i clienti. Non rappresentano in alcun modo fonte di contagio poiché, per organizzazione e modalità di svolgimento del lavoro, non presuppongono la compresenza di più persone, né ingenerano assembramenti. La loro esclusione risulta pertanto priva di motivazioni oggettive”.
L’ultimo appello-motto di Cna Brescia è perché i consumatori si impegnino per “Comprare artigiano, comprare italiano”. I consumi, oggi, assumono una valenza sociale, soprattutto in tempi di crisi: per questo la Confederazione consiglia di rispondere, quando possibile, alle difficoltà con regali artigiani, prodotti originali, di qualità, realizzati in Italia da donne e uomini che stanno facendo di tutto per reggere a una crisi epocale, per non licenziare i dipendenti e tramandare il loro sapere alle prossime generazioni.

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