Utilizzatori di acciaio e produttori siderurgici: “Servono investimenti pubblici”

L’hanno illustrato Ance, Anfia, Federacciai e Ucimu-Sistemi per produrre, i cui rappresentanti sono intervenuti oggi al webinar di siderweb.

(red.) Una richiesta accomuna i principali settori utilizzatori di acciaio e i produttori siderurgici: la necessità di investimenti pubblici che rilancino la manifattura nazionale e che riguardino infrastrutture, rete stradale e ferroviaria, industria 4.0, incentivi ai consumi.
L’hanno illustrato Ance, Anfia, Federacciai e Ucimu-Sistemi per produrre, i cui rappresentanti sono intervenuti oggi al webinar di siderweb “Reagire alla crisi: i settori utilizzatori di acciaio”.

 

ANCE – «Posto che anche per il governo è chiaro che il rilancio del settore delle costruzioni è decisivo per il Paese, non è invece chiaro come vogliono contribuire a questo rilancio» ha detto Massimiliano Musmeci, direttore generale dell’Associazione nazionale dei costruttori edili. «Quello relativo al “superbonus 110%” – ha chiarito – è un buon provvedimento, perché può fare da booster per il settore, ma le procedure per l’accesso (38 attestazioni) sono troppo complesse e rischiano di scoraggiare gli utenti». Quanto all’andamento delle costruzioni «siamo in lenta risalita e stimiamo che l’anno si chiuderà con un saldo negativo del 10%».

 

ANFIA – Necessità di dar vita a investimenti dedicati al supporto alle imprese, alle infrastrutture. È stato questo uno dei punti affrontati da Fabrizia Vigo, responsabile delle relazioni istituzionali dell’Associazione nazionale filiera industria automobilistica. Se da un lato quello verso l’alimentazione elettrica o ibrida è il percorso segnato per i costruttori, dall’altro «in Italia mancano le infrastrutture per la ricarica elettrica e questo scoraggia l’acquisto da parte di una platea di consumatori che oggi più che mai è incerta sulle scelte da compiere nel momento in cui decide di acquistare un’auto nuova».

 

FEDERACCIAI – «Gli stimoli ben diretti e mirati possono funzionare». Se ne è detto convinto Flavio Bregant, direttore generale di Federacciai, che ha portato l’esempio della Cina. «Le prospettive di crescita della domanda di acciaio sono passate dall’1% previsto a maggio all’8% stimato a ottobre, in accordo con i dati della World Steel Association». Visto che le costruzioni assorbono il 36,5% di acciaio, «incentivare questo settore è fondamentale. L’ecobonus è chiaramente positivo – ha chiarito -, ma dobbiamo parlare di infrastrutture, di reti di trasporto di energia elettrica, di gas e anche di idrogeno. Spingere, poi, sulle reti stradali significa non solo avviare i cantieri, come auspichiamo tutti (e il Ponte per Genova ha dimostrato che si possono superare gli ostacoli burocratici senza per questo aprire alle infiltrazioni malavitose), ma anche lavorare per ammodernare i manufatti stradali», come ponti e viadotti.

 

UCIMU – «C’è grande volontà di investire, ma siccome il mondo gira intorno a costruzioni e automotive, questi settori vanno sostenuti: i cantieri vanno aperti in fretta e si devono incentivare le riduzioni delle emissioni dei motori a combustione interna». Lo ha detto Alfredo Mariotti, General Manager di Ucimu-Sistemi per produrre. «Il piano “Industria 4.0” è stato molto importante e va rilanciato con decisione, perché non va dimenticato che senza le macchine che lavorano, i sistemi tecnologici ed i software innovativi non potrebbero certo essere utilizzati».

 

L’ANALISI DI COFACE – Il numero di insolvenze aumenterà, in Italia, del 32% nell’arco di due anni (2019-2021). È la previsione di Coface, il principale gruppo mondiale di assicurazione del credito. Nella propria presentazione, Antonella Vona, Region Communication Director Mediterraneo & Africa – Direttore Marketing & Comunicazione di Coface, ha spiegato che «il rischio è stato posticipato nel tempo dagli interventi pubblici» rispetto allo scoppio della crisi innescata dalla pandemia. Per questo, c’è il pericolo che si intensifichi «il fenomeno delle “imprese zombie”, che saranno cioè insolventi una volta che i provvedimenti pubblici saranno ridotti o revocati».

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