Export bresciano a picco nel secondo trimestre (-28,3%)

I dati Istat segnalano che si tratta della variazione peggiore dal terzo trimestre del 2009. Giù anche le importazioni.

Nel 2° trimestre del 2020, le esportazioni bresciane, pari a 3.110 milioni di euro, sono diminuite del 28,3% rispetto allo stesso periodo del 2019. Si tratta della variazione più bassa dal terzo trimestre 2009 (-30,3%) e del peggior secondo trimestre in termini monetari dal 2010 (2.982 milioni).
A rilevarlo, informa un comunicato stampa, sono i dati Istat elaborati dal Centro Studi dell’Associazione industriale bresciana e dal Servizio Studi della Camera di Commercio di Brescia.

Dal dettaglio mensile, risulta che aprile ha registrato il calo più consistente delle esportazioni (-46,8% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno), seguito da maggio (-29,8%), mentre giugno ha evidenziato un rallentamento della caduta (-7,8%).
Le importazioni, pari a 1.788 milioni di euro tra aprile e giugno 2020, diminuiscono del 27,4% rispetto al medesimo intervallo dello scorso anno, la caduta più intensa dal quarto trimestre 2009 (-29,9%).

Nei primi sei mesi del 2020, rispetto allo stesso periodo del 2019, la dinamica negativa delle esportazioni bresciane (-18,1%) è peggiore di quella rilevata in Lombardia (-15,3%) e in Italia (-15,3%).
Il saldo commerciale si attesta a 3.088 milioni di euro, in diminuzione del 14,1% rispetto a quello del primo semestre del 2019 (3.593 milioni). Il dato complessivo in termini monetari del primo semestre 2020 (6.953 milioni) è il più basso dal 2013 (6.857 milioni).

La dinamica risente della frenata del commercio mondiale che, nel periodo aprile-giugno 2020, ha segnato una contrazione del 14,8% (sullo stesso periodo del 2019, contro il -3,1% del primo trimestre), in seguito all’introduzione delle misure di lockdown a livello mondiale destinate a contenere i contagi da Covid-19. Le previsioni per i prossimi mesi sono condizionate dall’incognita di che cosa succederà in autunno e da come la diffusione mondiale della pandemia impatterà su un’economia come quella italiana fortemente orientata alle esportazioni.

La persistente caduta dei prezzi delle principali materie prime industriali (alluminio, rame, zinco, rottame ferroso) ha provocato lo sgonfiamento dei valori monetari dei beni scambiati. Qualche vantaggio nelle esportazioni extra UE è derivato invece dal deprezzamento dell’euro nei confronti del dollaro (-2,1% tendenziale).

Nel periodo gennaio-giugno 2020, continua la nota, tra i settori, su base annua, i meno dinamici risultano: mezzi di trasporto (-26,0%), metalli di base e prodotti in metallo (-21,2%), macchinari e apparecchi (-18,1%), prodotti tessili, abbigliamento, pelli e accessori (-18,1%). Un aumento delle esportazioni riguarda il comparto articoli farmaceutici, chimico medicinali e botanici (+9,0%).

Le esportazioni diminuiscono verso tutti i principali mercati di sbocco: Regno Unito (-30,8%), Germania (-20,6%), Francia (-16,4%), Spagna (-22,2%), Stati Uniti (-17,8%), India (-36,9%), Cina (-19,5%), Brasile (-14,9%), Algeria (-53,9%).  In termini di aree geografiche spiccano le dinamiche negative dei Paesi europei non UE (-19,4%), dell’Africa (-28,5%) e dell’America centro-meridionale (-30,5%).

Anche le importazioni, sono in diminuzione in quasi tutti i principali comparti: mezzi di trasporto (-29,9%), metalli di base e prodotti in metallo (-22,7%), macchinari ed apparecchi (-16,5%), apparecchi elettrici (-20,0%), prodotti alimentari, bevande e tabacco (-21,5%), sostanze e prodotti chimici (-24,0%). Risultano in aumento gli acquisti nel comparto articoli farmaceutici, chimico medicinali e botanici (+16,9%).
Diminuiscono le importazioni da tutti i principali Paesi: Francia (-22,2%), Germania (-21,2%), Regno Unito (-20,0%), Spagna (-22,8%), Stati Uniti (-35,5%), Cina (-9,4%).

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