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Apindustria sul Decreto Rilancio: “Fatto in ritardo e senza risposte adeguate”

L'associazione bresciana contro il Governo Conte. Sivieri: "Mi sembra la montagna che partorisce il topolino".

(red.) «Un decreto fatto in ritardo, parcellizzato, che poco fa su semplificazione e tasse. E che non dà ancora risposte adeguate sulla liquidità». Il presidente di Apindustria Douglas Sivieri non è soddisfatto per il cosiddetto Decreto Rilancio licenziato dal Governo. «Mi sembra la montagna che partorisce il topolino – afferma -. Non dico che non ci siano risorse, ma alla fine mancano risposte a problemi dirimenti. Oltre al fatto che è un decreto da 500 pagine, ci vuole una settimana solo per leggerlo, poi ci saranno le circolari attuative e qualcosa si vedrà ad agosto. Insomma, un decreto che doveva essere fatto un mese e mezzo fa e che in tanti aspetti è ancora insufficiente».

Per Sivieri il credito d’imposta andava trasformato in liquidità: «La liquidità avrebbe dovuta essere diretta, attraverso Cassa Depositi e Prestiti e l’Agenzia delle Entrate, che ha già tutti i dati delle imprese».  Lo stop all’Irap non è certo sufficiente: «La cancellazione dell’Irap per tre mesi va bene, certo, quella tassa non ci è mai piaciuta. Ma è evidente che in questo momento abbiamo un problema di tassazione più generale, non certo riconducibile a singoli provvedimenti». Il risultato, le 500 pagine sono lì a mostrarlo, è che «alla fine è stato fatto una specie di Documento di Economia e Finanza in versione primaverile. Una risposta ordinaria a una situazione straordinaria». L’ecobonus per l’edilizia? «Va bene ma dovrebbe essere esteso anche alle attività industriali e per le opere pubbliche serve comunque altro. Il modello Ponte Morandi ha funzionato: perché non si può estendere a tutto il sistema?».

Il tema di fondo è quello dell’autocertificazione, «l’immaginare un sistema dove tutto ciò che non è vietato è invece permesso, prevedendo ovviamente sanzioni e pene severe per chi sgarra».  Le risorse per le start up innovative? «Bene anche quelli, ci mancherebbe, ma questo è il momento di difendere il patrimonio italiano fatto di piccola e media industria privata. È l’ossatura del Paese e forse non si è ancora capito che il 60% e più delle imprese è in crisi e che il 20% rischia di scomparire». Insomma, per Sivieri il decreto è stato fatto in ritardo, non semplifica quanto dovrebbe fare e non incide troppo laddove avrebbe dovuto farlo. «Continua a mancare una politica industriale, che in questo Paese da troppo tempo si continua a non fare – conclude -.  Significa, in una fase come questa, individuare in tempi rapidi le filiere strategiche da sostenere e da lì ripartire. Tutto questo, nel decreto, ancora non c’è».

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