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Cdc, d’ora in poi avanti al 50%

La riforma voluta dal governo prevede il taglio netto delle risorse destinate all'ente. Ma gli imprenditori non sono contenti. "Risparmieremmo solo 80 euro".

(red.) E’ tempo di spending review, lo sappiamo. E anche le Camere di Commercio ne stanno patendo le conseguenze. La Cdc di Brescia con la recente riforma vedrà tagliarsi i fondi per il 50%.  Una situazione che in molti temono possa compromettere definitivamente la sua sopravvivenza.
Lo ha spiegato molto bene, nei giorni scorsi, il presidente della Cdc di Brescia, Francesco Bettoni:«Dimezzare i contributi equivale alla soppressione delle Cdc per come le abbiamo conosciute: i fondi restanti saranno appena sufficienti per il funzionamento del Registro delle imprese». E il beneficio economico di questi tagli a quanto detto da Aib sarà molto limitato.  Secondo il presidente dell’Aib, Marco Bonometti, le aziende risparmieranno mediamente 80 – 100 euro all’anno: «Si tratta di cifre molto basse-aggiunge Bonometti-che tuttavia, se cumulate, possono garantire servizi importanti per il territorio e quindi per le imprese: questo taglio genera risparmi minimi, mentre elimina attività fondamentali».
Sulla stessa linea anche Enrico Mattinzoli, presidente dell’Associazione artigiani. «Concordiamo con il Governo quando i tagli riguardano enti inutili e improduttivi – spiega – ma pare che sia più semplice e mediaticamente conveniente tagliare senza un programma, proprio dove lo Stato non spende, ma viceversa incassa».
Tra i vertici e i dipendenti della Cdc serpeggia una grande preoccupazione per il futuro della struttura. «Il taglio previsto – dice Massimo Ziletti, segretario generale della Camera – comporta una riduzione delle entrate di dieci milioni: tutta la progettualità sui fronti del credito, della formazione e dell’internazionalizzazione è fortemente a rischio, comprese le iniziative già programmate per i prossimi anni e quelle legate alla promozione di Brescia all’interno di Expo 2015».

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