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Alfa Acciai, si apre il tavolo sindacale

Dopo la fine dei contratti di solidarietà, confronto azienda sindacato per un accordo di “solidarietà interna”. A rischio ci sarebbero 80 posti di lavoro.

(red.)  Quello che si apre nello stabilimento di San Polo a Brescia è un processo da intendere “come un momento di confronto costruttivo, piuttosto che come una vertenza, in linea con lo spirito di collaborazione che contraddistingue il rapporto tra Alfa Acciai e lavoratori, testimoniato peraltro, negli ultimi quattro anni, proprio dal ricorso alla formula del contratto di solidarietà”. Con queste parole la dirigenza dell’azienda siderurgica, leader nella produzione di tondo, definisce la partita avviata con il sindacato nel delicato e negativo contesto congiunturale del settore e del sistema produttivo del Paese.
Come già ricordato, è scaduto il quarto contratto di solidarietà per 170 dipendenti di Alfa Acciai. Tra le proposte della direzione dell’azienda ci sarebbero la riduzione da 40 a 36 ore di lavoro per due anni, con relativa diminuzione del salario. Non si risolverebbe, però, il problema esuberi, che sarebbero solo dimezzati, passando da 170 a 80.Ed è sul futuro di questi dipendenti che si gioca la battaglia più difficile.
Per la Fiom Cgil, bisogna prima discutere dell’utilizzo degli ammortizzatori sociali. La Fim Cisl, che non si oppone a priori al piano dell’azienda, è intenzionata a evitare che i lavoratori facciano sacrifici per ottenere una soluzione parziale della questione.
L’azienda ha già iniziato ad affrontare con sindacati e lavoratori il problema della fine di tale tipologia di strumento. All’orizzonte, infatt,i non si intravedono segnali di ripresa dei tradizionali mercati di sbocco, a cominciare da quello italiano, in grado di dare una svolta alla situazione di sottoutilizzo degli impianti, “che oggi marciano al 60% della capacità produttiva. Da qui la necessità di darsi una taglia più ridotta, intorno al 1.100.000 tonnellate anno di produzione, con la quale l’azienda deve trovare un nuovo equilibrio competitivo”, prosegue il vertice del gruppo siderurgico.
Il problema diventa allora quello di trovare una soluzione in grado di garantire (e accrescere) nel lungo periodo la competitività dell’azienda in un settore che da tempo soffre per una concorrenza internazionale sempre più  agguerrita e – in Italia e in Europa – per una sovraccapacità produttiva.
“È necessario”, si legge in una nota dell’azienda, “pertanto che azienda e sindacato si mettano in discussione per trovare un nuovo e corretto equilibrio questa volta però non destinato a fronteggiare una momentanea emergenza. Sicuramente una soluzione più equilibrata, una sorta di “solidarietà interna”, che può consentire di giungere, responsabilmente e in tempi ragionevoli, ad un nuovo riassetto del sito di San Polo. Forse serve un po’ di innovazione e coraggio per trovare una formula che esprima innanzitutto una volontà di continuità nel medio periodo. Nelle prossime settimane, pertanto, azienda e sindacato approfondiranno questa formula, in un confronto aperto e costruttivo”.

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