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Oto Melara, “Intervenga la Regione”

I consiglieri della Commissione Attività Produttive chiedono si faccia chiarezza sul sito industriale. Impegno a "salvaguardare l'occupazione".

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(red.) Lunedì pomeriggio la Commissione Attività Produttive, presieduta da Mario Sala (Pdl), ha incontrato i sindacati dell’Oto Melara (ex Breda) che hanno illustrato la situazione dello stabilimento bresciano in vista dei prossimi appuntamenti coi vertici aziendali e del voto dei lavoratori, previsto per mercoledì, sul nuovo piano industriale.
“Si tratta di una situazione di empasse”, ha detto il Consigliere della Lega Nord Alessandro Marelli, “che aveva richiesto l’audizione in Commissione. La Oto Melara è un’importante realtà produttiva e bisogna trovare una soluzione che tenga conto degli interessi dell’azienda e quelli dei lavoratori, perché Brescia non può perdere un sito produttivo che è già stato notevolmente ridimensionato nel corso degli anni”.
Alessandra Damiani (Fim Cisl) ha spiegato che 15 anni fa lo stabilimento bresciano aveva 900 dipendenti contro i 150 di oggi. “Nel 2008 abbiamo firmato un accordo che ipotizzava la costituzione di una nuova società di prodotti per l’aeronautica con prospettive nel giro di 6/7 anni di 200 dipendenti in più. Ad oggi l’accordo è rimasto sulla carta e c’è il rischio che questa società possa essere realizzata nel milanese e non nel bresciano”.
“Il rischio che temiamo di più”, ha aggiunto Francesco Bertoli (Fiom Cgil), “è che il sito di Brescia perda la sua vocazione industriale per diventare esclusivamente sistemistico. E’ paradossale parlare di un ridimensionamento e di esternalizzazione quando, a dire della stessa azienda, il settore è tutt’altro che in crisi”.
La riorganizzazione, in sostanza, prevede l’esternalizzazione del magazzino alla società Fata di Finmeccanica, con conseguente trasferimento di 15 dipendenti della Oto Melara, la messa in mobilità volontaria di 40 addetti, per favorire l’assunzione di professionalità più adeguate (circa 15/20 persone), la cessazione delle lavorazioni meccaniche non competitive, con passaggio del personale ai montaggi.
“Ho già presentato una mozione”, ha detto il leghista Marelli, “per chiedere alla Giunta e al Consiglio di promuovere un tavolo di confronto per valutare il Piano industriale e sollecitare la Regione a farsi parte attiva nella mediazione fra le parti sociali”.
“L’audizione di oggi (lunedì, ndr.) è occasione”, ha detto Stefano Tosi (Pd), “per chiedere alla Giunta un incontro che faccia chiarezza su tutta la partita Finmeccanica”.
D’accordo con Tosi anche Francesco Patitucci (Idv) che chiede una riflessione seria su Finmeccanica e il suo operato. “Bisogna fare il possibile per evitare la dismissione di aree produttive”, ha aggiunto il bresciano Gianantonio Girelli (Pd), “perché non ha alcun senso parlare di poli logistici se non sappiamo mantenere siti produttivi grandi e importanti che già vivono sul nostro territorio”. Anche per Valerio Bettoni (Udc) è importante che non si modifichino le destinazioni d’uso delle aree industriali, anche per evitare operazioni immobiliari di speculazione.
Filippo Penati (Gruppo Misto) ha sottolineato la necessità di sollecitare l’azienda a spiegare le prospettive di sviluppo futuro perché in gioco sono i diritti dei lavoratori e contemporaneamente la politica industriale delle aziende coinvolte. “Non cadiamo nell’errore di politicizzare la questione”, ha detto Angelo Ciocca (Ln), “perché è insieme che possiamo trovare una strategia concreta ed efficace”.
Propongo che la Commissione”, ha concluso Mario Sala, “scriva al Presidente Formigoni e agli Assessori Gibelli e Rossoni non solo per aggiornarli sull’evoluzione della vicenda ma anche e soprattutto per sottoporre alla loro attenzione analisi e suggerimenti emersi nel confronto di oggi. L’impegno costante di questa Commissione è quello di salvaguardare i livelli occupazionali e sostenere possibili progetti industriali”.

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