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Aib: “Aziende in crescita, ma la crisi continua”

Gli industriali hanno comparato i bilanci del 2009 e del 2010 di un gruppo di 80 attività. "Fatturato in crescita, come l'indebitamento. Lavoro giù".

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Associazione Industriale bresciana(c.p.) L’economia bresciana tra il 2009 e il 2010 ha avuto dei segnali di ripresa ma non per questo si può dire che la crisi sia passata. Questo è il principale dato che emerge da uno studio realizzato dal Centro Studi Aib che ha preso in considerazioni i bilanci consolidati del 2009 e del 2010 di 80 gruppi industriali di Brescia (35 del comparto della meccanica, 18 nel settore dei metalli ferrosi, 11 dei metalli non ferrosi, 6 del settore chimico,plastica e gomma, 5 del comparto alimentare, 3 di quello della carta e della stampa e 2 del sistema moda).
L’analisi, focalizzata su 619 imprese prevalentemente manifatturiere, è stata presentata lunedì mattina nella sede dell’Associazione industriale bresciana. “I segnali di ripresa ci sono”, ha commentato Piero Costa, direttore dell’Aib, “ma sono deboli. Il rimbalzo che c’è stato nel 2010, rischia di rallentare nel 2011, visti i recenti risultati di crescita minimi se non addirittura nulli conseguiti dai paesi come Francia e Germania, trascinatori dell’economia bresciana”. Di positivo c’è che tutti i settori presi in esame hanno fatto segnare un aumento del proprio fatturato. “La crescita media è stata del 22,2%”, ha spiegato Davide Fedreghini del Centro Studi Aib, “con il settore dei metalli ferrosi e non ferrosi che hanno fatto registrare un balzo in avanti che ha sfiorato il 30%”.
Sebbene sia diminuito il numero dei casi riconducibili a potenziali tensioni finanziarie (passati da 49 a 37), resta però alta la percentuale dei gruppi considerati non virtuosi. Il 46,9% del campione presenta infatti problematiche finanziare legate a un eccessivo indebitamento rispetto alla redditività prodotta. “Il pericolo che le banche vadano a far ricadere sulle aziende i rischi legati alla loro sempre maggiore esposizione esiste”, ha ricordato Fabio Gradaschi, responsabile del Centro Studi di Aib. “Già a settembre, alcuni nostri associati, ci hanno segnalato l’aumento di alcune commissioni bancarie. Da gennaio inizieremo a monitorare il fenomeno attraverso contatti diretti con le aziende”.
Il problema principale, però, è come rilanciare l’economia e la produzione in maniera continuativa: “La ricetta è quella che viene suggerita da tempo: abbassare le tasse per le imprese e i lavoratori, ridurre i costi della politica e rimettere in moto il sistema paese attraverso la realizzazione di nuove infrastrutture”, ha detto Costa, “ma bisogna fare in fretta”. Dall’analisi dei dati si nota come sia cresciuto anche il livello di indebitamento dei gruppi presi in considerazione, passato da 1,3 del 2009 all’1,4 del 2010. “I comparti più esposti”, ha aggiunto il direttore di Aib, “nei confronti di terzi sono quello alimentare (2,4) e della chimica (2,3) ma  è il primo a farci preoccupare di più visto che in 12 mesi il suo livello è aumentato maggiormente”.
In calo il numero della forza lavoro dei gruppi analizzati che è passata dalle 39mila e 790 unità del 2009 alle 39mila e 411 del 2010 con una flessione di un punto percentuale. A soffrire maggiormente il settore dei metalli non ferrosi(-6,2%) mentre un risultato molto positivo lo ha stabilito il sistema moda che ha visto crescere il numero degli addetti di più del 12%. A soffrire maggiormente il settore dei metalli non ferrosi(-6,2%) mentre un risultato molto positivo lo ha stabilito il sistema moda che ha visto crescere il numero degli addetti di più del 12%.
Diminuite anche le ore di cassa-integrazione, ordinaria e straordinaria, richieste. “A settembre 2011 sono state 35,5 milioni contro i 48 milioni dello stesso periodo del 2010 con un calo del 27%”, ha ricordato Gradaschi. In diminuzione anche le ore effettivamente concesse. “Nel 2010 il tiraggio (le ore effettivamente utilizzate) è stato del 45,46% di quelle richieste, nel 2011 siamo al 43,45%”, ha concluso Costa.

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