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Migranti, entro 15 aprile comuni devono aderire

I 205 sindaci bresciani hanno ricevuto la comunicazione della prefettura per la nuova distribuzione: 3 stranieri ogni 1.000 abitanti. Quindi ne mancano 600.

(red.) Saranno quindici giorni di “fuoco” quelli che attendono i 205 Comuni bresciani sul fronte dell’accoglienza dei richiedenti asilo. Il prefetto di Brescia Valerio Valenti, infatti, ha inviato una comunicazione a tutti i sindaci chiedendo di rivedere completamente il sistema di ospitalità dei richiedenti asilo. L’organizzazione è ispirata al piano di ripartizione nazionale emerso dall’accordo raggiunto tra il ministero dell’Interno e l’Associazione dei Comuni Italiani (Anci) che prevede la distribuzione dei migranti in una quota di 3 ogni 1.000 abitanti.

Dal punto di vista di Brescia e provincia, con oltre 1,2 milioni di residenti, i richiedenti asilo dovranno essere circa 3.600. E attualmente ce ne sono poco meno di 3 mila. Questo vuol dire che i Comuni dovranno compilare e rispedire alla prefettura, entro il 15 aprile, l’adesione all’ospitalità per gli oltre 600 rimanenti. Una soluzione, dal punto di vista della prefettura, anche per mettere ordine alle attuali situazioni di alloggio. Per esempio, ci sono paesi in cui il numero di migranti supera il livello stabilito (come in città) e altri, invece, in cui ce ne sono ampiamente al di sotto. Ma anche strutture di accoglienza in pessime condizioni.

Per questo motivo, attraverso la comunicazione giunta da palazzo Broletto, si punta a chiedere ai Comuni di aderire ai percorsi Sprar e di attivare, nel caso, dei centri di accoglienza straordinari. L’arrivo dei richiedenti asilo sarà graduale ed entro il 31 dicembre 2017. Ma di fronte alla possibilità che diversi paesi decidano di non aderire, potrebbero farlo i privati all’interno degli stessi comuni. E l’idea che la provincia di Brescia venga “invasa”, seppur in modo graduale, da altri richiedenti asilo viene contestata soprattutto dal centro destra. Il più critico è il consigliere regionale della Lega Nord, il bresciano Fabio Rolfi, che parla di “piano di ripartizione nazionale calato dall’alto e che calpesta l’autonomia degli enti locali. Bisogna risolvere il problema in modo diverso, a partire dalla tutela dei confini nazionali”.

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