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Brescia, i profughi “liquidati” con 500 euro

Il ministero ha deciso: da venerdì niente più vitto, alloggio e poket money per gli immigrati ospiti negli hotel. Abbandonata l’ipotesi del rimpatrio volontario.

(red.) Almeno sulla carta l’emergenza sembra essere finita. Infatti, per facilitare l’uscita dei profughi dai centri di accoglienza, il ministero ha previsto la corresponsione, a partire da questo giovedì, di 500 euro a testa come contributo economico.
Ѐ arrivato così l’ultimo giorno in cui gli immigrati, arrivati quasi due anni fa dalla Libia, hanno diritto a ricevere vitto, alloggio e poket money. Ma su quanto potrà accadere c’è ancora molta incertezza, perché nonostante gli sforzi del tavolo di lavoro  della Prefettura, che si è riunito mercoledì, la situazione rimane articolata e con più alternative.
Attualmente nelle strutture sono ancora presenti 165 immigrati, di cui circa 110 negli alberghi, mentre gli altri sono ospitati dalle cooperative.
Di questi circa 60 sono stati dichiarati “vulnerabili” e con scarse possibilità di organizzarsi una vita autonoma, quindi incapaci, da soli, di costruirsi un’esistenza dignitosa al di fuori dell’universo protetto dei centri di accoglienza. Per loro si potrebbero aprire le porte di una nuova fase di accompagnamento con l’inserimento nelle strutture dello Sprar (Sistema protezione rifugiati), che a oggi però sono già piene. Quindi si dovrà aspettare che il ministero ridetermini nuove disponibilità. Inoltre, i procedimenti Sprar non sono né semplici né brevi, per questo gli immigrati riconosciuti come “fragili” potrebbero continuare ad essere accolti per qualche tempi in attesa dei nuovi percorsi.
Per il restante centinaio di persone si conta sull’accettazione del contributo di “buonauscita” di 500 euro.
A partire da giovedì, dunque, le strutture alberghiere inizieranno ad offrire la possibilità di firmare un documento in cui i profughi dovranno dichiarare di abbandonare la struttura, senza possibilità di farvi più ritorno, in cambio della somma di denaro messa a loro disposizione. Somma che, per il momento dovrà essere anticipata dai gestori.
La prospettiva del rimpatrio volontario assistito di parte degli stranieri, tramite una Ong (Organizzazione non governativa), è stata invece accantonata, dal momento che nessuno vi ha aderito.
A Brescia la situazione più delicata è quella che riguarda l’hotel Mille Miglia, dove risiedono ancora 40 ragazzi che poco e male hanno partecipato ai processi d’integrazione. Lunedì 4 marzo, in Prefettura, è già stato convocato un incontro, dove, elenchi alla mano, si dovrà stabilire quanti stranieri abbiano già abbandonato i centri di accoglienza e, di conseguenza, su quante persone occorrerà intervenire, anche tramite il Comitato ordinario di pubblica sicurezza.
Marco Riva, del Niga Hotel di Azzano è convinto che, con in tasca i 500 euro, molti decideranno di andarsene, ma poi la questione rischierebbe di riversarsi nelle strade, perché un provvedimento come questo non risolverebbe di certo il problema sociale rappresentato dai profughi.
Per Margherita Rocco, responsabile del terzo Settore bresciano, le cooperative hanno esaurito il loro compito, i ragazzi hanno scelto di non rimpatriare e preferiscono avere il denaro. La Rocco si augura che nessuno pensi di tornare, come già capitato in passato, perché le strutture saranno chiuse.
Secondo Marco Zanetta, dello Sprar, questa decisione è una presa d’atto definitiva del monistero, e chi non è “vulnerabile” deve uscire dai centri. Non ci sono alternative.

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