Quantcast

Permessi: “Rimodulare il contributo”

Il ministro dell'Interno Cancellieri e quello dell'Integrazione Riccardi pensano ad uno "sconto" per il rilascio dei documenti. Lega Nord sulle barricate.

(red.) C’è la crisi economica, va dunque ripensato il contributo chiesto agli stranieri per il rilascio del permesso di soggiorno. E’ quanto hanno spiegato i ministri dell’Interno, Anna Maria Cancellieri (già prefetto a Brescia) e della Cooperazione internazionale e l’integrazione, Andrea Riccardi, che hanno avviato una valutazione sul tema.
Troppi 227 euro per chiedere il permesso di soggiorno, il Governo pensa ad uno ‘sconto’. Il contributo dovuto dagli stranieri è previsto da un decreto firmato dagli ex ministri Maroni e Tremonti che entrerà in vigore a fine mese. E che i titolari di Interno e Integrazione, Annamaria Cancellieri e Andrea Riccardi, oggi si sono impegnati a rivedere. Esulta il centrosinistra, insorgono Pdl e Lega che annunciano barricate in Parlamento.
L’obolo a carico dello straniero va dagli 80 euro per il rilascio ed il rinnovo del permesso di soggiorno di durata compresa tra tre mesi ed un anno ai 200 per quello di soggiornante di lungo periodo. Bisogna poi aggiungere 27,50 euro per le spese del documento elettronico. Contro il balzello nei giorni scorsi si erano sollevati associazioni, esponenti del centrosinistra e persino la Cei.
A Brescia sono presenti circa 185mila stranieri, 80mila dei quali, ogni anno, devono chiedere il rinnovo del documento. La cifra da sborsare, per la nostra provincia, si aggirerebbe  quindi tra i 6 e i 16milioni di euro.
Mercoledì, Cancellieri e Riccardi, con un comunicato congiunto, hanno spiegato di ”aver deciso di avviare un’approfondita riflessione e attenta valutazione” sul contributo. In particolare, hanno sottolineato, ”in un momento di crisi che colpisce non solo gli italiani, ma anche i lavoratori stranieri presenti nel nostro Paese, c’è da verificare se la sua applicazione possa essere modulata rispetto al reddito del lavoratore straniero e alla composizione del suo nucleo familiare”.
Tecnici dei due ministeri sono al lavoro per individuare una soluzione di cui potrebbero beneficiare gli stranieri a basso reddito (sono la grande maggioranza) e con diversi figli. Ma per l’eventuale provvedimento si annuncia vita difficile in Parlamento.
Soddisfatto il Pd. Dure critiche, invece dai banchi del centrodestra. L’ex ministro Maroni, ‘padre’ del decreto, è stato perentorio. Eliminare il contributo, ha osservato, ”sarebbe inaccettabile, incomprensibile ed iniquo, nonché un atto di discriminazione al contrario nei confronti dei cittadini italiani, che invece devono pagare per ogni atto pubblico che richiedono. Diffido dunque il Governo”, ha ammonito Maroni, “dal fare una cosa del genere. Quella che introduce il contributo”, ha ricordato, è una legge dello Stato approvata dal Parlamento e non si può modificare se non portandola nuovamente in Parlamento, dove la Lega farà le barricate per impedirlo”.
E le parole di Maroni sono state appoggiate da tutto il direttivo del Carroccio. Anche il segretario provinciale bresciano Fabio Rolfi ha stigmatizzato l’intervento del ministro dell’Interno, definendolo come “un’ennesima ingiustizia nei confronti degli italiani, i quali si trovano costretti a pagare di tasca propria ogni prestazione e certificazione pubblica”.
Contraria all’incremento della tassa invece la Cgil che, confutando le parole del vicesindaco di Brescia, ha parlato di “un pesantissimo danno ai migranti che tentano di rincorrere una regolarizzazione ostacolata da una legislazione stupida e punitiva”.
Il contributo è fissato in 80 euro per i permessi di soggiorno di durata superiore a tre mesi ed inferiore o pari ad un anno; di 100 euro per quelli superiori ad un anno e inferiore o pari a due anni; 200 euro per il rilascio del permesso di soggiorno per soggiornanti di lungo periodo. Oltre a questo importo, i richiedenti dovranno pagare 27,50 euro per le spese relative al documento elettronico.
Sono esclusi dal pagamento i minori regolarmente presenti sul territorio nazionale, i cittadini stranieri che entrano in Italia per ricevere cure mediche, i richiedenti asilo.
La metà del contributo, prevede sempre il decreto, andrà ad un Fondo rimpatri finalizzato a finanziare le spese connesse al rimpatrio degli stranieri irregolari verso i Paesi di origine.
La restante quota del contributo è assegnata ad altri capitoli di spesa del ministero dell’Interno.

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di QuiBrescia, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.