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Permessi, stangata in arrivo

Il rinnovo del documento di soggiorno costerà da 80 a 200 euro. La metà del gettito sarà destinata al fondo rimpatri, l'altra alla sicurezza e per l'integrazione.

(red.) Brutto inizio d’anno per gli immigrati, che grazie a un provvedimento del governo Berlusconi, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 31 dicembre 2011, dovranno pagare una cospicua tassa per poter chiedere o rinnovare il permesso di soggiorno. Una novità già bollata come ingiusta, odiosa e incomprensibile dalle associazioni di tutela dei migranti.
Facendo un calcolo per la realtà bresciana, dove soggiornano circa 185mila stranieri, 80mila dei quali, ogni anno, devono chiedere il rinnovo del documento, la cifra da sborsare si aggira  tra i 6 e i 16milioni di euro.
Il nuovo contributo era già previsto dalla legge sulla sicurezza del 2009, ma era rimasto sulla carta. Un decreto firmato a ottobre 2011 dagli allora ministri dell’Interno Roberto Maroni e dell’Economia Giulio Tremonti e ora pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, lo rende operativo a partire dal 30 gennaio prossimo.
L’importo di quello che si chiama “contributo per il rilascio e rinnovo del permesso di soggiorno” varia in base alla durata del permesso: 80 euro se è compresa tra tre mesi e un anno, 100 euro se è superiore a un anno e inferiore o pari a due anni, 200 euro per i “soggiornanti di lungo periodo”, la cosiddetta “carta di soggiorno”.
L’esborso si aggiunge al contributo di 27,50 euro per il rilascio del permesso di soggiorno elettronico. La nuova tassa non riguarda i permessi dei minori, gli stranieri che entrano in Italia per sottoporsi a cure mediche e i loro accompagnatori, così come chi chiede un permesso per asilo, richiesta d’asilo, protezione sussidiaria o motivi umanitari. Il contributo non tocca neanche a chi chiede solo di aggiornare o convertire un permesso di soggiorno in corso di validità.
Un aspetto paradossale del nuovo balzello è che la metà degli introiti che se ne ricaveranno servirà a finanziare il “Fondo rimpatri”, quello cioè dal quale lo Stato attinge per rimandare in patria i migranti che arrivano in modo irregolare.
L’altra metà andrà al Viminale per spese di ordine pubblico e sicurezza e per finanziare gli sportelli unici e l’integrazione.
Un provvedimento che non mancherà di suscitare malumori, soprattutto a Brescia, dove la lotta degli immigrati per accelerare le procedure di rilascio ha vissuto momenti di grande tensione e dove è ancora vivo il ricordo della protesta dei migranti sulla gru nel cantiere della metropolitana avvenuta nel novembre del 2010.
Dura la reazione di Filippo Miraglia, responsabile immigrazione dell’Arci: “Un brutto lascito di Maroni e Berlusconi, un governo che per fortuna l’anno nuovo si è portato via. Il fatto che lo Stato si ricordi degli immigrati solo al momento di pagare la dice lunga sull’idea dello Stato di quei signori. Gli stranieri già pagano le tasse lavorando, e ora si chiede loro un ulteriore balzello per il solo fatto di essere stranieri”. “Particolarmente odioso”, ha sottolineato Miraglia, “è il fatto che con quei soldi ci pagheranno i rimpatri. Lo Stato scarica insomma sui migranti regolari l’onere si rimandare a casa gli irregolari. E’ un’ingiustizia, una cosa incomprensibile se non in un’ottica discriminatoria. Speriamo che il governo Monti faccia qualcosa”.
Una eventualità che lascia scettico Elvio Pasca, di “Stranieri in Italia”: “La nuova tassa sui permessi di soggiorno”, ha affermato, “è il regalo a scoppio ritardato degli ex ministri Maroni e Tremonti agli immigrati. Sarebbe però quanto meno ingenuo sperare che il governo Monti ci rinunci, impegnato com’è a raschiare il fondo del barile per rimettere in sesto i conti pubblici. Cinque milioni di immigrati regolari costretti a pagare periodicamente da ottanta a duecento euro per rimanere in Italia sono una gallina dalle uova d’oro, una vacca da mungere senza paura che gli italiani, già tartassati dalle misure anticrisi, storcano ulteriormente il naso. Qualcuno magari penserà pure: Giusto che facciano sacrifici anche loro”.

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