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Omicidio Sana Cheema, processo rinviato per vizio di forma

Rinviata l'udienza preliminare a carico del padre e del fratello della 25enne italo pakistana uccisa tre anni fa nel paese asiatico perchè si opponeva alle nozze combinate dai genitori.

(red.) Un vizio di notifica ha portato al rinvio dell’udienza preliminare a carico del padre e del fratello di  Sana Cheema, la 25enne italo pakistana uccisa tre anni fa ne paese asiatico, alla vigilia del suo ritorno a Brescia, dove era cresciuta, perchè si era opposta ad un matrimonio combinato nella patria dei genitori.
I due uomini, in Pakistan, sono stati assolti per insufficienza di prove dall’accusa di omicidio volontario, ma sono invece imputati a Brescia per il medesimo reato. Ora il nuovo slittamento del procedimento giudiziario, a maggio, in quanto il difensore dei due uomini, 52 e 33 anni, martedì 7 dicembre, ha eccepito la nullità della richiesta di rinvio a giudizio, poichè non  non regolarmente notificata ai suoi assistiti.
Eccezione che è stata accolta, con un posticipo dell’avvio del processo di sei mesi, tempo necessario per formulare una nuova notifica.

La 24enne sarebbe stata uccisa per asfissia da strangolamento dal padre Ghulam Mustafa e dal fratello Adnan Cheema, entrambi indagati in concorso. Il magistrato ha inquadrato il reato come un delitto politico perché sarebbero stati soppressi i diritti civili della ragazza che era diventata cittadina italiana e che non voleva convolare a nozze con un uomo scelto dai genitori.
Era il 18 aprile del 2018 quando la giovane si trovava in Pakistan da dove sarebbe dovuta ripartire il giorno successivo verso l’Italia e Brescia, città in cui aveva allacciato una relazione con un giovane immigrato. Ma avvenne il delitto, sembra con un velo di seta, portando la magistratura asiatica ad aprire poi un processo nel corso del quale i parenti coinvolti vennero tutti assolti per mancanza di prove.

A quel punto anche la procura di Brescia aveva aperto un’indagine, poi avocata dal procuratore di Brescia Pierluigi Maria Dell’Osso che, con la notifica di chiusura delle indagini, aveva anche ipotizzato aggravanti legate alla premeditazione e all’abuso di relazione domestica in un contesto di ripetute violenze. Il padre della ragazza è infatti accusato anche di maltrattamenti dopo averla colpita, una volta, con un pezzo di legno a un fianco.

 

 

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