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Asportò neo sul tavolo da cucina, scarcerato Paolo Oneda

Il medico bresciano, dirigente di Chirurgia generale all'ospedale di Manerbio, nel 2018 operò una donna nel centro olistico ligure Anidra. La ragazza morì due anni dopo.

(red.) Lo scorso maggio il tribunale del Riesame aveva concesso i domiciliari a Paolo Oneda, il medico chirurgo bresciano 47enne (ora sospeso dall’Ordine di Brescia) dirigente di Chirurgia generale all’ospedale di Manerbio, arrestato ad aprile 2021 con l’accusa di omicidio volontario con dolo eventuale insieme a Vincenzo Paolo Bendinelli, fondatore e “maestro spirituale” del centro olistico ligure “Anidra” di Borzonasca, in provincia Chiavari.

Ora il Riesame lo ha rimesso in libertà in attesa del processo che dovrebbe prendere avvio nel 2022.

Il medico, secondo gli inquirenti, nell’ottobre 2018 aveva operato Roberta Repetto (figlia dell’ex sindaco del comune di Chiavari), per l’asportazione di un neo: l’intervento chirurgico si era svolto al centro olistico Anidra, su un tavolo da cucina e senza il rispetto delle minime condizioni sanitarie.

Successivamente, comparvero un primo e un secondo linfonodo per i quali Roberta era stata “curata” con meditazione e tisane zuccherate. Quindi il decorso della malattia fino all’esito fatale, nell’ottobre di due anni dopo.

Nei giorni scorsi si è svolto l’incidente probatorio sulla perizia medica effettuata dal medico legale Francesco Ventura e dall’oncologa Paola Queirolo sul corpo dell’agente immobiliare, morta a 41 anni di melanoma dopo l’asportazione di un neo con tecniche alternative. I periti incaricati dalla procura hanno confermato che l’ operazione cui fu sottoposta Roberta Repetto è stata “completamente inadeguata”.

Non solo, gli inquirenti hanno analizzato anche le chat ed i messaggi scambiati tra Roberta, Oneda e Bendinelli: tra gli ultimi, quello inviato dalla 41enne al medico bresciano, tre giorni prima di morire, quando era ricoverata in ospedale e in cui gli chiede: “Ciao scusami, quel coso che mi hai tolto cosa era? Perché dicono che l’origine potrebbe essere un neo, neo verrucoso”. E Oneda risponde: “Era un neo-verrucoso. Tolto perché sanguinava… e non hai voluto fare istologico. I tuoi sanno chi l’ha tolto? Non credo che ti chiedano chi ha tolto il neo, ma se hai l’istologico e tu non hai voluto l’istologico… In ogni caso non sei tenuta a dire il nome di chi lo ha tolto”. Una risposta che appare, a chi indaga, un tentativo di non far rivelare l’identità del chirurgo ai colleghi liguri.

Alle mail di Roberta che chiedeva a Bendinelli di aiutarla, perchè stanca e del tutto priva di forze, il “santone” invece rispondeva di essere impegnato perchè la sua imbarcazione si era allagata, oppure le illustrava tecniche di meditazione da effettuare perchè  “l’inconscio non deve remare contro”.

In un altro filone d’inchiesta Paolo Oneda e Paolo Bendinelli, insieme alla psicologa bresciana Paola Dora, compagna del medico, sono indagati anche per la violenza sessuale e circonvenzione d’incapace. Si tratta di un’indagine avviata nel 2019 su denuncia di una famiglia bresciana che sosteneva che la figlia fosse stata plagiata per essere portata al centro Anidra e costretta a subire rapporti sessuali.

Il prossimo 11 novembre, a Genova, si terrà l’incidente probatorio sulla perizia psichiatrica (postuma) disposta su Roberta Repetto e che si basa anche sui diari e le mail tenuti dalla donna nel periodo in cui frequentava il centro olistico ligure di Bendinelli e di cui Oneda era socio. Le indagini potrebbero chiudersi entro l’anno.

 

 

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