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Lega, al via la raccolta firme per i referendum sulla giustizia

(red.) Sono stati presentati anche a Brescia i sei referendum sulla giustizia, appoggiati anche dalla Lega e per i quali è partita la raccolta di firme. Riguardano la riforma del Csm, la responsabilità civile diretta dei magistrati, la equa valutazione dei magistrati, la separazione delle carriere, i limiti alla custodia cautelare e l’abolizione del decreto Severino. Da oggi ha ufficialmente inizio la campagna referendaria promossa dalla Lega, con i sei quesiti sui diversi temi della Giustizia. Un’iniziativa lanciata da Matteo Salvini a livello nazionale che verrà portata avanti anche sul territorio della provincia di Brescia, come oggi è stato spiegato dal segretario provinciale leghista Alberto Bertagna. Insieme a lui, il responsabile organizzativo del referendum per il Bresciano Marco Reboldi e diversi esponenti leghisti in rappresentanza di ogni livello istituzionale: il deputato Paolo Formentini, il consigliere regionale Floriano Massardi, il consigliere provinciale (e deputato) Matteo Micheli, il sindaco Igor Zacchi per gli enti locali.

“Si tratta della prima vera e propria campagna referendaria sul tema della giustizia che punta davvero ad una riforma del sistema”, ha detto Bertagna. “Sono 20 anni che si parla di questa riforma della giustizia ma nessuno è mai riuscito a portarlo fino in fondo. La proposta nasce dalla Lega e dal Partito radicale, ma l’interesse di questa riforma è trasversale: non è la battaglia storica di un unico partito ma un tema fortemente sentito da parte di moltissimi cittadini. Anche perché non è che i Radicali siano leghisti della prima ora… Ci tengo a sottolineare che non è una battaglia contro qualcuno ma, al contrario, è un’iniziativa che mira a garantire una giustizia più giusta per tutti; magistrati compresi”

“Si tratta di sei i quesiti sui quali i cittadini sono invitati ad esprimersi e due mi stanno particolarmente a cuore”, spiega Massardi. “Il primo riguarda l’abolizione del decreto Severino. Da ex sindaco, ritengo sia profondamente ingiusto penalizzare una categoria, che è quella degli amministratori pubblici, determinando in automatico la decadenza o l’impossibilità di candidatura ad una carica pubblica in presenza di una condanna in primo grado. Si tratta di un’ingiustizia in quanto il nostro ordinamento prevede la presunzione d’innocenza sino al terzo grado di giudizio. Non si capisce dunque perché, in questo caso, si debba introdurre una deroga che va a colpire una categoria specifica, peraltro la più vicina ai cittadini. Voglio precisare comunque che, qualora passasse il referendum, non vi sarà alcun freno all’autorità giudiziaria. Semplicemente, sarà semmai facoltà del giudice stabilire o meno l’interdizione dai pubblici uffici già in primo grado, ma solo qualora il reato venga dimostrato come gravissimo”.

“Secondo quesito, non meno fondamentale”, prosegue Massardi, “è la responsabilità diretta dei magistrati, dal punto di vista civile. In Italia tutte le categorie se sbagliano pagano: i medici, gli architetti, gli ingegneri, i geometri e tutte le altre realtà del nostro sistema economico, che per questo motivo sottoscrivono un’assicurazione nel caso di rifondimento danni. Non si capisce perché debba esistere un particolare favoritismo per i magistrati. Si tratta di un’aberrazione che non trova alcun fondamento logico, prima che giuridico”.

“I restanti quattro quesiti”, conclude il consigliere regionale leghista, “non sono meno importanti: la riforma del Consiglio superiore della magistratura, che metterà un freno allo strapotere delle correnti politiche; l’equa valutazione dei magistrati, che non possono e non devono essere controllati unicamente dai loro colleghi, dato che il loro operato si riflette su tutta la comunità; la separazione delle loro cariche, che significa mettere un freno al sistema delle porte girevoli per ruoli e funzioni; il limite agli abusi della custodia cautelare, che ci ha riportato indietro agli anni Settanta, quando c’erano i cosiddetti detenuti in attesa di giudizio, spesso incarcerati da innocenti. Sei tematiche dunque particolarmente rilevanti, che invito tutti i cittadini, bresciani e non, ad andare a firmare, in nome di una società civile più egualitaria e giusta”.

“Solo per questo fine settimana abbiamo organizzato oltre 50 gazebo su tutto il territorio provinciale”, dice Reboldi, “numeri che sicuramente aumenteranno nelle prossime settimane anche per via dei tempi burocratici necessari. Molti Comuni sono partiti già da oggi e quelli mancanti lo saranno nelle prossime ore. Per chi fosse interessato a firmare, i moduli non sono disponibili solo ai gazebo della Lega ma saranno disponibili per sottoscrivere i 6 quesiti referendari presso ogni municipio”.

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