Processo “Tre Monelli”, 10 anni di condanna per Massimo Sorrentino

Il titolare della pizzeria è tra i dieci condannati. Ma non riconosciuti il metodo mafioso e nemmeno l'estorsione.

(red.) Nella giornata di ieri, giovedì 18 febbraio, dal tribunale di Brescia sono arrivate dieci condanne per un totale di 45 anni di reclusione e altre quattro assoluzioni nell’ambito del processo “Tre Monelli”. Al centro di tutto, secondo gli inquirenti, Massimo Sorrentino titolare della pizzeria di via don Vender a Brescia e che dà il nome al processo. Tra l’altro, lo stesso locale era finito nel mirino di un’inchiesta della Dda di Brescia per la detenzione di armi.

Sorrentino è quello che ha incassato la condanna più alta, a 10 anni e undici mesi di reclusione oltre al pagamento di una multa di oltre 44 mila euro. Ma secondo il giudice Roberto Spanò che ha pronunciato la sentenza, non c’è stata estorsione e nemmeno l’aggravante del metodo mafioso. E’ stata rimossa anche l’accusa di violenza sessuale di gruppo dopo che una presunta vittima si era ritirata dal processo. Di conseguenza, a carico di Sorrentino ci sono lo spaccio di sostanze stupefacenti, due incendi e la ricettazione.

Al momento lo stesso condannato sta scontando agli arresti domiciliari un’altra condanna per detenzione illegale di armi. Nell’ambito del processo, gli altri nove sono stati condannati con pene dai sei mesi ai 9 anni e altri quattro sono stati assolti. Dopo l’udienza di ieri, Sorrentino ha annunciato di voler andare avanti fino in appello e in Cassazione, mentre anche la procura intende impugnare la sentenza per la mancata inclusione dell’aggravante mafiosa. Nel corso del processo e in vista di quello civile è stato anche riconosciuto un risarcimento alla titolare del bar dato alle fiamme nei pressi del tribunale di Brescia.

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