Truffa all’Inps sui benefit, chiesti nove mesi per 16 imputati

Un'inchiesta del 2016 aveva fatto emergere società fasulle per rapporti di lavoro falsi con addetti e ottenere i benefici.

(red.) Dopo la richiesta delle condanne arrivata ieri, lunedì 12 ottobre, durante un’udienza in tribunale a Brescia, giovedì 15 ci sarà anche il momento della sentenza. Si fa riferimento a un processo di primo grado in corso che vede come ultimi imputati sedici persone nell’ambito di una presunta truffa da 300 mila euro ai danni dell’Inps. Tutto è collegato a un’inchiesta che era stata aperta nel 2016 tra le province di Brescia e Bergamo, nel momento in cui erano emerse le posizioni di diversi soggetti stranieri che incassavano sussidi di disoccupazione e assegni di maternità, ma senza averne titolo.

Gli inquirenti di quell’inchiesta avevano scoperto che erano state aperte diverse società fasulle e intestate a prestanome per le quali gli stranieri risultavano lavoratori dipendenti. Ma in realtà quel rapporto sarebbe nato esclusivamente per ottenere benefici, compresi i permessi di soggiorno. Una truffa, secondo chi ora accusa, tanto da definire l’Inps un vero e proprio bancomat.

Per quei fatti ieri il pubblico ministero ha chiesto nove mesi di reclusione per ciascuno dei sedici imputati, tra cui consulenti del lavoro e professionisti. Loro avrebbero incassato il denaro della pratica da ciascun proponente e anche una percentuale sui benefit che i falsi lavoratori prendevano. E giovedì si attende la sentenza per questo primo capitolo della vicenda.

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