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Prelevano dal conto dell’anziano imprenditore, condanna ridotta

2 anni e 4 mesi per madre e figlio per aver prelevato somme ingenti dal conto dell'uomo che assistevano.

(red.) In primo grado erano stati 3 anni e in secondo, in Corte d’Appello, sono stati ridotti a 2 anni e quattro mesi. E’ la pena nei confronti di Raisa e Denis Rusu, madre e figlio moldavi, accusati di aver preso fino a 360 mila euro dai conti dell’imprenditore alberghiero 90enne Vincenzo Risatti. L’uomo, attivo sul lago di Garda, è morto lo scorso 2016 e proprio la donna, insieme al figlio, si occupava di lui come badante. Peccato che, secondo l’accusa, oltre alle cure attingeva anche denaro dal conto corrente dell’imprenditore e sfruttando il suo stato di salute precario.

L’intera vicenda che li aveva portati alla sbarra in primo grado e ieri, mercoledì 17 giugno, anche in appello a Brescia si era svolta tra il 2015 e il 2016. Madre e figlio moldavi usavano il bancomat dell’uomo per prelevare somme anche fino a 2 mila euro al giorno. La pratica si era poi interrotta al momento della nomina di un amministratore di sostegno e in seguito quando dalla banca avevano avvisato i familiari dell’imprenditore per quei sospetti continui prelievi.

La badante e il figlio erano quindi finiti nei guai e a processo per circonvenzione di incapace in cui hanno incassato la pena anche in secondo grado. Al contrario, erano stati assolti dall’accusa di aver indotto il 90enne a modificare il testamento per destinare l’eredità al figlio della badante. Anche un nipote avvocato dell’imprenditore, finito alla sbarra, era stato assolto. Al momento la destinazione dell’eredità resta ancora bloccata.

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