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Delitto Bailo, famiglia contro i “soli” 16 anni a Fabrizio Pasini

Il giudice non ammette la premeditazione. La madre della vittima. "E' come se l'avessero uccisa due volte".

(red.) “E’ come se mia figlia fosse stata uccisa due volte”. E’ perentorio e pieno di amarezza e sconforto il commento della madre di Manuela Bailo dopo la sentenza con la quale il giudice del tribunale di Brescia Riccardo Moreschi ieri, venerdì 28 febbraio, ha condannato Fabrizio Pasini a 16 anni di carcere. Il processo di primo grado, celebrato con rito abbreviato – che prevede la diminuzione di un terzo della pena – ha portato il giudice a confermare l’omicidio e l’occultamento di cadavere, ma non la premeditazione. E per questo motivo, senza l’aggravante che era stata inserita dal pubblico ministero Carlo Milanesi nella contestazioni e nella richiesta di 30 anni di reclusione, la pena è stata praticamente dimezzata.

L’ex sindacalista della Uil, come ricostruito dall’accusa, avrebbe strangolato l’amante 35enne di Nave alla fine di luglio del 2018. Sarebbe avvenuto durante una lite nell’abitazione della madre dell’uomo a Ospitaletto e in seguito Pasini aveva abbandonato il corpo della giovane tra le campagne della provincia di Cremona. Quindi, per due settimane era andato in vacanza in Sardegna con la famiglia e al ritorno aveva confessato e condotto gli inquirenti al luogo dove aveva lasciato il corpo.

E ieri è arrivata la condanna in primo grado, considerata troppo ridotta dai familiari e che ha anche sorpreso lo stesso pm. Dalla sentenza di ieri, oltre ai 16 anni, Pasini è stato condannato a risarcire 100 mila euro ciascuno i genitori della vittima, 50 mila al fratello e alla sorella e 10 mila per la Uil che si era costituita parte civile. Entro i prossimi tre mesi saranno depositate le motivazioni e il pm potrebbe decidere di impugnare la sentenza in Corte d’Appello.

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