Scomparsa Souad Alloumi, il marito El Biti condannato all’ergastolo

Il giudice ha accolto la richiesta dell'accusa: il marito della 28enne sparita dovrà scontare il carcere a vita.

(red.) Dopo oltre tre ore di camera di consiglio, il presidente della Corte d’Assise di Brescia Roberto Spanò ieri, venerdì 6 dicembre, ha accolto la richiesta dell’accusa e condannato all’ergastolo Abdelmjid El Biti. Con i capi di imputazione riconosciuti di omicidio volontario, distruzione di cadavere, violenza sessuale, maltrattamenti e atti persecutori. Secondo la giustizia, è stato lui a uccidere (anche se il corpo non è mai stato trovato) la moglie 28enne marocchina Souad Alloumi. La giovane era scomparsa nella notte tra il 3 e il 4 giugno del 2018 dal suo appartamento di via Milano a Brescia e i suoi resti non sono mai stati trovati.

Durante le fasi finali del processo che ieri è arrivato a sentenza era emerso nel corso di un sopralluogo del giudice una porta sul retro dell’abitazione e non ripresa dalle telecamere di sorveglianza, dalla quale secondo la difesa del marito la donna sarebbe potuta uscire. Ma al contrario, per la Corte la donna non si sarebbe allontanata in modo volontario dai figli e non avrebbe nemmeno cercato da sola di ricostruirsi una nuova vita. Secondo l’accusa, sarebbe stata uccisa dall’uomo con più grande di lei di vent’anni e con il quale aveva avuto un matrimonio combinato.

Nella requisitoria dell’accusa, basata anche sul disegno di uno dei figli della donna, la pm Maria Cristina Bonomi ha sostenuto (tesi accolta) che l’uomo avesse organizzato il delitto strangolando la donna. E all’alba della mattina successiva, il 4 giugno, El Biti era stato immortalato da una telecamera mentre portava con fatica un pesante borsone: all’interno, per l’accusa, c’era il corpo di Souad. Durante il processo, il marito imputato ha preferito restare in silenzio affidandosi ai legali che hanno sostenuto di essere in presenza di un omicidio ma senza un cadavere.

Dalla requisitoria, poi accolta dal giudice, è anche emerso che la donna avrebbe denunciato il marito dopo un’aggressione e una relazione pesante, con l’intento di separarsi dall’uomo. E prima del delitto ritenuto dalla Corte, la donna aveva ricevuto un centinaio di chiamate in pochi giorni. Poi l’omicidio che secondo i giudici era stato pianificato. Con la condanna all’ergastolo l’uomo ha perso anche la potestà genitoriale e ora i genitori di Souad, che hanno partecipato a tutte le udienze del processo, chiederanno l’affidamento dei due bambini.

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