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Scomparsa Souad, un disegno e una porta muovono il processo

Ieri il giudice con gli avvocati di parte e i magistrati hanno effettuato un sopralluogo nell'appartamento di via Milano.

(red.) Quella di ieri, giovedì 28 novembre, è stata una giornata importante nell’ambito del processo di primo grado che si sta celebrando al tribunale di Brescia a carico di Abdelmjid El Biti. Si tratta dell’uomo, attualmente detenuto in carcere, accusato di aver ucciso e di essersi liberato del corpo della compagna 28enne marocchina Souad Alloumi. Ieri il presidente della Corte Roberto Spanò con gli avvocati dell’imputato e della parte civile e anche i due magistrati che guidano l’inchiesta hanno svolto un sopralluogo in quell’appartamento di via Milano, in città, da dove la donna è sparita nella notte tra il 3 e 4 giugno del 2018.

Un primo elemento interessante è un disegno, subito acquisito dagli inquirenti, che sarebbe stato fatto dalla figlia maggiore della coppia, oggi di 10 anni. Forse ha ritratto i due genitori che litigavano e poi sentendosi dire “vai in camera” in modo cattivo dal padre. E ci sono anche due segni che potrebbero rappresentare i sacchi, in uno dei quali potrebbe essere finita la donna e di cui El Biti si sarebbe disfatto all’alba del giorno successivo al presunto omicidio. In una scena immortalata da una telecamera di un bar vicino.

Ma il disegno non è l’unico elemento di novità. Infatti, all’interno della corte dove si trova l’appartamento è stata trovata una seconda porta che non era mai finita agli atti. E’ un accesso non coperto dalla telecamera mentre sarebbe stato confermato che quel giorno il bar era aperto regolarmente. I difensori dell’imputato ritengono che la donna possa essere uscita anche volontariamente sfruttando quella porta secondaria.

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