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Sono in crisi e non pagano contributi Inps: assolti

Due imprenditori non erano in regola per un anno e otto mesi di trattamenti dei propri dipendenti di Quinzano. Ma alle loro spalle c'era la crisi economica.

(red.) E’ una sentenza che riecheggia un’altrettanta già pronunciata sullo stesso argomento dalla Cassazione quella che arriva dal tribunale di Brescia nei confronti di due imprenditori di Quinzano. Fabio e Paola Bertolini, titolari dell’omonima azienda operante nel campo della lavorazione delle barre di ottone e fallita nel 2017 dopo due anni di crisi, erano imputati per non aver pagato oltre un anno e mezzo di contributi previdenziali dei propri dipendenti. Ma durante l’udienza è emerso che questa pratica è stata necessaria per motivi economici. Quindi, non per l’intento di raggirare l’Inps e tenere per sé il denaro, ma per la crisi in cui l’azienda era incorsa.

Infatti, tra il pagamento degli stipendi, i debiti per l’aumento dei prezzi delle materie da lavoro e l’insolvenza di alcuni debitori avevano portato i bilanci al minimo. E tra quelle pieghe non c’è stato modo di trovare 40 mila euro – questa la cifra contestata – per pagare i contributi. E i due imprenditori hanno convinto il giudice su ogni mossa possibile che avevano compiuto per cercare di guadagnare qualcosa e mettersi in regola. Hanno mostrato di aver venduto terreni e ogni tipo di immobile, investendo nell’azienda anche somme incassate da questioni personali. E il giudice ha deciso di assolverli perché il fatto non costituisce reato.

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